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dervìscio

(anticamente dervìs), sm. [sec. XVI; dal turco dervis, che risale al persiano därwēš, povero]. Ciascuno dei membri delle confraternite mistiche dette tarika (sentiero), che sorsero in ambiente islamico a partire dalla metà del sec. XII. Ai dervisci non era richiesta una vita monastica, ma bastava che partecipassero alle riunioni periodiche comuni destinate alle cerimonie religiose. Erano tuttavia tenuti all'osservanza di regole ascetiche e certe loro spettacolari mortificazioni (autofustigazioni, ingerimento di scorpioni, contatto con carboni roventi, ecc.) li imponevano all'attenzione del popolo che giudicava “santa” la loro vita e “miracolose” le loro esibizioni. La grande popolarità di cui godevano conferì grande potenza ad alcune confraternite rendendole capaci di contrastare il potere politico e di sostenere il mantenimento di un ideale panislamico di fronte al processo di occidentalizzazione. § Al nome dei dervisci è legata la rivolta scoppiata nel Sudan a partire dal 1881 a opera del “MahdīMuḥammad Aḥmad e domata dalla Gran Bretagna solo nel 1898. Un altro movimento riconducibile ai dervisci fu quello guidato da Muḥammad ibn ʽAbd Allāh (o Mullah) in Somalia, che impegnò Gran Bretagna e Italia dal 1899 al 1921.

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