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diàlisi

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Lessico

Sf. [sec. XVI; dal greco diálysis, scioglimento].

1) In retorica, interruzione dell'ordine logico del discorso, fatta per interporre un inciso.

2) Processo di separazione di soluti, basato sulla loro diversa capacità di diffusione attraverso una membrana permeabile al solvente e a uno solo dei soluti. In particolare, la separazione dei colloidi dai monocolloidi (cristalloidi). Si consideri, per esempio, una soluzione acquosa separata da una massa di acqua pura da una membrana semipermeabile costituita da un film di collodio: le molecole o gli ioni dei cristalloidi si possono diffondere nell'acqua pura attraverso i pori della membrana stessa; le particelle del colloide, date le loro dimensioni maggiori, non riescono invece ad attraversare i pori della membrana semipermeabile e rimangono nella soluzione iniziale. Cambiando ripetutamente lo strato di acqua al di là della membrana semipermeabile, come si può fare in un dializzatore, la soluzione del colloide può venire alla fine completamente liberata dai cristalloidi. Il fenomeno della dialisi trova applicazioni svariate nella chimica delle proteine.

Medicina

In medicina la tecnica dialitica è sfruttata per ottenere la filtrazione del sangue, al fine di liberarlo da sostanze tossiche, di norma eliminate dal rene. Ne esistono due tipi: l'emodialisi dove la membrana semipermeabile è posta in un'apparecchiatura in cui viene fatto passare il sangue da depurare, detta rene artificiale; la dialisi peritoneale che utilizza come filtro il peritoneo, cioè la guaina sierosa che avvolge i visceri addominali. Nell' emodialisi il sangue viene convogliato da un'arteria del braccio (attraverso un sistema di cannule) nel rene artificiale dove una membrana semipermeabile sintetica è posta in modo da separare il sangue da una soluzione (detta dializzante) di composizione nota e predeterminata: la diversa concentrazione delle sostanze disciolte nei due compartimenti al di qua e al di là della membrana, ne comporta lo spostamento dal liquido a maggiore concentrazione a quello a minor concentrazione (osmosi), cosicché i cataboliti tossici (urea, creatinina ecc.) passano dal sangue alla soluzione dializzante, mentre sostanze utili, come i bicarbonati, passano nel senso inverso. Dopo la depurazione il sangue viene reinfuso in una vena del braccio. Nella dialisi peritoneale, invece, viene sfruttata la capacità del peritoneo di comportarsi come una membrana semipermeabile: viene introdotto nel cavo addominale del liquido dializzante, rinnovato con soluzione fresca dopo circa venti minuti di permanenza in addome, così, attraverso la rete capillare peritoneale, vengono sottratti al circolo sanguigno i prodotti tossici del metabolismo. La dialisi trova indicazione ogniqualvolta i reni di un individuo non siano più in grado di funzionare efficientemente da filtri, con conseguente accumulo di scorie tossiche nell'organismo: quando si tratta di un'insufficienza renale acuta può essere intrapresa temporaneamente, fino al ristabilimento della funzionalità renale; nelle forme croniche viene invece protratta, finché non sia possibile il trapianto di rene. Sul piano tecnico e organizzativo, dato che il trattamento deve essere ripetuto due o tre volte a settimana, sono stati fatti notevoli progressi, che hanno consentito di ridurre almeno in parte i disagi dei pazienti e il sovvertimento personale e sociale che la dialisi comporta, tanto che se ne sono progressivamente ridotte le controindicazioni. Contemporaneamente, il miglioramento delle tecniche e la maggiore praticabilità dei trapianti (anche per maggiore disponibilità di centri specializzati e di organi) hanno contribuito a migliorare i problemi psicologici dei dializzati, nei quali la prospettiva di una soluzione definitiva grazie al trapianto rappresenta un grosso incentivo a far fronte al difficile cambiamento di vita che la dialisi comporta.