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diàpason

sm. inv. [sec. XVI; dal greco diapasṓn (chordṓn), attraverso tutte (le corde)].

1) Suono base adottato per l'intonazione assoluta degli strumenti musicali, stabilito per convenzione internazionale (1939) nella frequenza di 440 vibrazioni al secondo (440 Hz alla temperatura di 20 ºC) e corrispondente al la₃. Prima del 1939 esso variava da Paese a Paese (da 435 a 450 Hz nel sec. XIX e ancora di più nei secoli precedenti).

2) Lo strumento (anche corista) usato dagli accordatori per produrre tale nota: campione di frequenza acustica costituito da una sbarra di acciaio a forma di forchetta o di lunga U, i cui bracci (o rebbi), se posti in vibrazione, emettono un suono puro, con ampiezza lentamente decrescente con legge armonica smorzata. Si è provveduto a rendere persistente il fenomeno oscillatorio nei diapason elettromagnetici, dove l'oscillazione dei rebbi (R₁, R₂) è mantenuta ad ampiezza costante mediante due elettromagneti (M₁, M₂) alimentati da un oscillatore. Più recentemente il diapason è stato sostituito, come campione di frequenza, da oscillatori elettronici a resistenza e capacità di altissima stabilità.

3) Nome greco dell'ottava, adottato anche dai teorici medievali.

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