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diàspora

sf. [sec. XIX; dal greco diasporá, dispersione]. Dispersione, in varie parti del mondo, di popoli che abbandonano il proprio Paese. In particolare, è riferito al fenomeno storico della dispersione del popolo ebreo fuori della Palestina (diaspora giudaica). Con la conquista, la distruzione e la deportazione degli abitanti prima del regno del Nord (722-721 a. C.), poi di Gerusalemme (587), una parte della popolazione d'Israele e di Giuda venne condotta in terra straniera; di un altro gruppo sappiamo che si era stabilito a Elefantina, nell'alto Egitto, alla fine del sec. V a. C. Sono le tracce più antiche che abbiamo di quella che presto si trasformò in un'importante catena di comunità giudaiche fuori della Palestina, per diventare poi, dopo la distruzione finale di Gerusalemme nel 135 d. C., la maggior parte del popolo ebraico. Il popolo della diaspora vive in terra straniera, ha contatti di cultura e di commercio, ma non di culto o di matrimonio, spesso neanche di mensa, col popolo ospitante, e vive in perpetua nostalgia per la sua vera patria, la “terra d'Israele”. Il suo voto si è realizzato nel 1948 con la costituzione dello Stato d'Israele.

Bibliografia

J. Juster, Les Juifs dans l'Empire romain, 2 voll., Parigi, 1914; G. F. Moore, Judaism in the First Centuries of the Christian Era, 3 voll., Harvard, 1930-32; G. H. Box, Judaism in the Greek Period, Oxford, 1932; L. Canali, Ragionamento sulla diaspora, Poggibonsi, 1989.

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