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dièta (alimentazione)

sf. [sec. XIII; dal latino diaeta, che risale al greco díaita, modo di vita]. Impiego razionale e regolamentato degli alimenti effettuato a fini igienici dall'individuo sano e con precise finalità terapeutiche dal soggetto ammalato. La dieta deve fornire il necessario apporto calorico alimentare attraverso un adeguato quantitativo di principi nutritivi essenziali (amminoacidi, proteine, carboidrati, lipidi, vitamine, sali minerali, oligoelementi), indispensabili sia per compensare lanormale quota di logorio sia per fornireall'organismo i materiali necessari allasintesi degli enzimi, degli ormoni proteicie di altri metaboliti.Oltre a questo, la dieta stabilisce i criteri per la scelta razionale degli alimenti (carni, verdura, frutta, bevande ecc.), indicando le possibili associazioni, la frequenza e gli intervalli dei pasti nella giornata. È importante, in pratica, che l'uomo sappia bene adattarsi a regimi alimentari differenti determinati dalla natura delle risorse agricole locali, dal clima, da fattori economici, religiosi ecc. La dieta assume importanza particolare negli stati di malattia: ha valore fondamentale nel diabete, nella gotta, negli stati di obesità e di magrezza, nelle malattie renali e cardiache, nelle disfunzioni dell'apparato digerente, in particolare nelle malattie del fegato e delle vie biliari. Inoltre, ha valore complementare negli stati febbrili, nelle malattie della pelle e del sistema nervoso, nelle anemie, ecc. In alcuni processi morbosi acuti è prescritta la dieta assoluta, cioè la completa astensione dai cibi, oppure la dieta idrica, consistente nella sola assunzione di acqua, zuccherata o meno. La dieta parziale o relativa ha lo scopo di limitare l'apporto calorico globale (obesità, pletora, cardiopatie), oppure di eliminare o ridurre uno specifico fattore alimentare; sono esempi di diete relative la dieta (ipertensione), la dieta ipoglicidica (diabete), la dieta ipolipidica (ipercolesterolemia, dislipidemie, aterosclerosi), la dieta ipoproteica (nefropatie e altre malattie con ritenzione azotata). Allo scopo di mantenere inalterato l'apporto calorico giornaliero e per ovviare al disagio della dieta restrittiva, l'esclusione di un certo tipo di alimento può essere compensata con la più larga concessione di cibi ammessi (legge dell'isodinamismo di Rubner). Tale regola presenta tuttavia dei limiti e varie eccezioni, tanto che, se praticata indiscriminatamente, può produrre seri disturbi metabolici e ridurre l'efficienza dell'apparato digerente. Così, per esempio, se si escludono del tutto i carboidrati dalla dieta si instaura facilmente una condizione di chetosi del tutto simile a quella dei gravi stati diabetici. È noto d'altra parte che non può essere esclusa dall'alimentazione una quantità minima di proteine e di amminoacidi essenziali sia per compensare la normale quota di logorio sia per fornire all'organismo i materiali necessari alla sintesi degli enzimi, degli ormoni proteici e di altri metaboliti. La dieta medica non ha necessariamente carattere restrittivo; esistono diete ipercaloriche, indicate soprattutto nelle convalescenze e in alcuni stati di magrezza, diete iperproteiche, condotte nel corso di alcune malattie del fegato, diete iperglicidiche, indicate nell'acetonemia infantile, diete ipercalciche e iperfosforiche, consigliate nell'infanzia e durante la gestazione (vedi anche alimentazione e nutrizione).

Bibliografia

E. V. Mc Collum, A History of Nutrition, Boston, 1964; G. H. Beaton, E. W. Mc Henry, Nutrition, a Comprehensive Treatise, New York, 1967; J. Trèmolières e altri, Nutrition et Métabolisme, Parigi, 1971; M. Apfelbaum, C. Forrat, P. Nillus, Dietetica e nutrizione, Milano, 1991.