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diaframma

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Lessico

sm. (pl. -i) [sec. XIV; dal greco diáphragma, separazione]. Elemento di separazione; barriera, tramezzo. Fig., quanto costituisce motivo di divisione sociale, spirituale e simili: il diaframma del dialetto. In particolare: A) nel linguaggio tecnico e scientifico, elemento, setto od organo meccanico interno a una struttura, o comunque a questa collegato, con funzioni di dividere, separare o delimitare parzialmente due parti distinte (e spesso con diverse funzioni) della struttura stessa. In elettrochimica, celle a diaframma. Nelle dighe, setto centrale impermeabile, detto anche nucleo, in argilla o calcestruzzo a sezione lenticolare con l'asse minore a livello del fondo del bacino da contenere. Il diaframma costituisce l'ossatura delle dighe in terra. In elettrotecnica, organo vibrante dei trasduttori elettroacustici, quali, per esempio, gli altoparlanti, i ricevitori telefonici, i microfoni elettromagnetici o piezoelettrici. Nell'industria mineraria, porzione di giacimento non abbattuta, lasciata a sostegno del tetto, quando si applica il metodo di coltivazione a camere e diaframmi. In ginecologia, contraccettivo di barriera costituito da un cappuccio di gomma flessibile con bordo arrotolato fornito o meno di archetto flessibile che si inserisce, prima di un rapporto sessuale, sul collo dell'utero. B) In anatomia, lamina muscolo-tendinea che, nei Mammiferi, divide la cavità cavità toracica da quella addominale.

Aeronautica

A) Elemento strutturale disposto normalmente (o quasi) all'asse maggiore di una struttura a guscio irrigidito, per sopportare e posizionare i correntini longitudinali di irrigidimento, assicurare la forma voluta alla sezione trasversale della struttura e irrigidirla, e consentire l'applicazione a essa di carichi concentrati. B) Parete applicata al bordo d'attacco e all'estradosso di un'ala, in direzione parallela a quella dell'asse del velivolo, di limitata estensione nella direzione normale al piano alare, e invece piuttosto estesa nel senso della corda. L'impiego di diaframma, praticamente limitato alle ali a freccia, consente di influire in notevole misura sui fenomeni di scorrimento dello strato limite lungo l'apertura alare e può consentire di ottenere sensibili miglioramenti delle caratteristiche di stallo e di stabilità e controllabilità a elevate incidenze.

Anatomia

Nell'uomo ha la forma di cupola con cavità volta in basso. È costituito da una parte muscolare periferica e da una parte tendinea centrale e può essere suddiviso in tre porzioni (sternale, costale, lombare), in base ai punti di inserzione dei muscoli che si dipartono dal centro tendineo. Il diaframma presenta degli orifizi attraverso i quali passano l'aorta, insieme al dotto toracico e ai nervi splancnici (canale aortico-diaframmatico), l'esofago (foro esofageo), la vena cava inferiore (orificio quadrilatero). Il diaframma è un muscolo involontario, innervato dal nervo frenico, e la sua attività è tuttavia modificabile volontariamente; ha importanza nei movimenti inspiratori ed espiratori, nella defecazione e nell'espulsione del feto, nella fase terminale del parto. Vengono altresì detti dell'ipofisi o della sella il setto fibroso teso orizzontalmente al di sopra della sella turcica e del corpo pituitario e pelvico o urogenitale l'aponeurosiperineale media che, nel maschio, forma la parete inferiore della loggia prostatica.

Fonetica

In fonetica, occlusione o restringimento nel canale di fonazione quando si articola un suono. Nell'articolazione delle consonanti occlusive labiali (p, b) il diaframma è costituito dallo sbarramento formato dalla chiusura delle labbra; nell'articolazione delle consonanti occlusive dentali (t, d) invece è prodotto dalla punta della lingua che si appoggia alla parete interna degli incisivi superiori.

Fotografia

Meccanismo che serve a limitare il fascio di luce che attraversa un obiettivo per raggiungere l'emulsione sensibile. Un tempo consisteva in una lastrina metallica, che veniva posta davanti oppure dietro l'obiettivo: tale soluzione è ancora oggi adottata negli apparecchi per riproduzioni fotomeccaniche e nelle macchine fotografiche più economiche. Negli apparecchi moderni è normalmente costituito da una serie di lamelle incernierate su un anello, che, rotando, provoca una variazione continua della loro apertura, di forma approssimativamente circolare. L'apertura del diaframma a viene indicata con un numero ricavato dividendo la lunghezza focale dell'obiettivo f per il diametro dell'apertura diaframma L'attuale scala dei valori di a è stata standardizzata nel Congresso di Liegi del 1905 ed è costituita da una progressione geometrica di ragione il cui primo valore è 1 e prosegue con i valori 1,4 - 2 - 2,8 - 4 - 5,6 - 8 - 11 - 16 - 22 - 32 - 45 - 64 - 90, ecc. Sulla montatura degli obiettivi viene sempre riportata, a fianco della lunghezza focale, anche l'apertura massima dell'obiettivo stesso. La ragion d'essere di queste scale va ricercata nel fatto che per dimezzare l'esposizione si può dimezzare il tempo di posa oppure la sezione del fascio di luce che attraversa l'obiettivo. Ciò, dato che la sezione è proporzionale al quadrato del diametro del foro attraverso cui passa la luce, si ottiene riducendone il diametro del fattore . Il diaframma non serve solo a regolare la quantità di luce che incide sull'emulsione sensibile, perché dall'apertura dell'obiettivo dipendono anche la profondità di campo e di fuoco e la nitidezza della immagine. Le prime aumentano riducendo l'apertura del diaframma, mentre la nitidezza dapprima aumenta riducendo l'apertura e poi, a causa dei fenomeni di diffrazione, torna a diminuire.

Impianti

Negli impianti, setto forato che viene inserito nelle condotte per il trasporto di fluidi per misurare la portata. Poiché la perdita di carico provocata dal diaframma è funzione della portata che lo attraversa, è possibile dedurre la portata della condotta dalla differenza di pressione che si stabilisce nelle sezioni immediatamente a monte e a valle del diaframma. Per fluidi incomprimibili, detti Q la portata da misurare, γ il peso specifico del fluido, ΔH la differenza tra le quote piezometriche a monte e a valle del diaframma, g l'accelerazione di gravità e A la sezione della luce di passaggio del diaframma, risulta

dove α è un coefficiente sperimentale, caratteristico del diaframma usato, detto coefficiente di efflusso. Nel caso di fluidi comprimibili è necessario introdurre anche opportuni fattori che tengano conto della comprimibilità del fluido.

Ottica

In un sistema ottico, qualunque componente che limiti il fascio luminoso che attraversa il sistema. Generalmente è costituito da uno schermo opaco con un foro centrale. Un diaframma che limiti l'estensione del fascio dei raggi provenienti da ciascun punto dell'oggetto e concorrenti nel punto corrispondente dell'immagine è detto di apertura. Esso determina la quantità di luce che dall'oggetto perviene sull'immagine; in ultima analisi controlla la luminosità di quest'ultima, ma non limita in alcun modo la porzione di oggetto visibile attraverso il sistema. Un diaframma che limiti la porzione di oggetto riproducibile nell'immagine è detto diaframma di campo. In una macchina fotografica, per esempio, il di apertura è quello che sta nell'obiettivo e ne controlla la luminosità; il di campo è invece il riquadro rettangolare nel piano immagine, esattamente davanti alla pellicola fotografica. Esso limita la porzione di immagine che sarà registrata sulla pellicola. I diaframmi possono anche fungere parzialmente da diaframmi di apertura e parzialmente da diaframmi di campo.