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diboscaménto o disboscaménto

sm. [sec. XVII; da diboscare]. Eliminazione per opera dell'uomo degli alberi da una determinata superficie allo scopo di utilizzare i terreni per coltura o per pascolo o per ottenere legname. In genere i vantaggi che si hanno destinando i terreni boscati ad altre colture sono piuttosto aleatori: l'abbattimento indiscriminato degli alberi, per contro, può dar luogo a gravissimi inconvenienti, specie nelle regioni collinari o sui monti, dove le acque meteoriche, non più trattenute dalle faglie, dalle radici e dall'humus prodotto dalle piante, precipitano a valle provocando frane, smottamenti e inondazioni. La scomparsa del bosco determina anche altre alterazioni ambientali irreversibili, come il mutamento della piovosità, l'aumento della temperatura, la trasformazione in regime torrentizio dei corsi d'acqua, l'inaridimento delle sorgenti naturali. § La regressione del bosco accompagna in genere lo sviluppo tecnologico della società umana: si è calcolato che 10.000 anni fa esistevano sulla Terra oltre 6 miliardi di ettari di foreste, ridotti a meno di 4 all'inizio del sec. XXI. La necessità di disporre di nuovi terreni agricoli da parte di comunità in fase di crescita demografica e bisognose di risorse alimentari ha caratterizzato il periodo della storia europea che va dal Medioevo a oggi, determinando la forte diminuzione di aree boschive che un tempo occupavano la quasi totalità del continente. Il fenomeno, che in passato ha disastrosamente colpito vasti territori asiatici e nordafricani, è diffuso soprattutto nella fascia tropicale dell'America meridionale: in quest'area geografica la superficie forestale ha subìto, già dagli ultimi anni del sec. XX, una fortissima contrazione.

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