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didascalìa

sf. [sec. XVIII; dal greco didaskalía, istruzione]. Nel teatro greco è in origine l'allestimento dello spettacolo (didáskalos era il maestro del coro); poi l'elenco dei concorrenti agli agoni drammatici e dei loro vincitori. Per primo Aristotele raccolse delle didascalie in un'opera per noi perduta; importanti anche quelle apposte alle commedie di Plauto e, soprattutto, di Terenzio. Nell'accezione moderna è didascalia qualunque indicazione data dall'autore a integrare il dialogo: descrizioni della scena, dei personaggi, dei movimenti, dei toni, dei gesti, ecc.: sono sommarie nel teatro teatro elisabettiano (dove sono state aggiunte a posteriori), minuziose nella Commedia dell'Arte o nei copioni dal sec. XVIII all'inizio del XX. § Nel cinema, la didascalia è la scritta, in bianco su nero, che appare sul fotogramma di un film. Al tempo del cinema muto, la didascalia aveva la funzione fondamentale di contribuire a narrare la vicenda e a far dialogare i personaggi del film. § Nei giornali, libri e riviste, la didascalia è la scritta che fornisce il commento di un'illustrazione, di una vignetta, ecc.

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