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digitale (botanica)

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Botanica

sf. [sec. XVIII; dal latino digitālis, a forma digitale]. Nome comune usato per indicare le piante del genere Digitalis,della famiglia delle Plantaginacee composto da erbe bienni o perenni, a fusto semplice ed eretto, con altezza variante da 50 a 150 cm. Le foglie sono ovali, più o meno allungate e con margine caratteristicamente dentato, quelle inferiori grandi e picciolate, quelle superiori sessili e man mano più piccole. I fiori, raccolti in racemo terminale unilaterale, hanno calice formato da cinque lobi ovali, con corolla grande e campanulata, a forma di ditale, il cui colore varia dal rosso porpora (Digitalis purpurea) al biancastro con macchie brune (Digitalis lanata), al giallo (Digitalis lutea e Digitalis ambigua). Le digitali crescono spontaneamente nei terreni silicei e incolti di quasi tutta l'Europa, di parte dell'Africa settentrionale e dell'Asia occidentale.

Farmacologia

Le specie che hanno maggiore importanza in medicina sono Digitalis purpurea e Digitalis lanata, i cui principi attivi, presenti soprattutto nelle foglie, sono costituiti da glucosidi associati a saponine. Queste ultime non esercitano specifiche attività farmacologiche, ma possono condizionare la solubilità dei principi attivi glucosidici nelle preparazioni farmaceutiche. I glucosidi digitalici derivano dalla combinazione di 1-4 molecole di uno zucchero monosaccaride con una genina, o aglicone, avente struttura ciclopentano-peridrofenantrenica, analoga quindi alla struttura degli acidi biliari, degli steroli, degli ormoni sessuali e corticosteroidi. La frazione geninica è responsabile dell'attività farmacologica, mentre la frazione saccaridica condiziona la solubilità in acqua del composto e la sua capacità di penetrazione nelle cellule animali. Nelle foglie di Digitalis lanata sono contenuti tre glucosidi nativi (lanatosidi A, B e C) i quali, per leggera idrolisi alcalina e per successiva idrolisi enzimatica, perdono una molecola di acido acetico e un'unità di glucosio trasformandosi in glucosidi di composizione più semplice (rispettivamente digitossina, gitossina e digossina). A loro volta queste sostanze, sottoposte a idrolisi acida, perdono tre molecole di digitossosio liberando le genine corrispondenti (digitossigenina, gitossigenina e digossigenina). I glucosidi nativi di Digitalis purpurea non possiedono raggruppamenti acetilici; per idrolisi enzimatica formano soltanto digitossina e gitossina, mancando nella pianta il glucoside precursore della digossina. Nelle foglie di Digitalis purpurea è presente inoltre una miscela di glucosidi amorfi detta gitalina. Dai glucosidi digitalici sono stati ottenuti numerosi derivati semisintetici, alcuni dei quali rivestono notevole importanza in campo terapeutico. I principi attivi della digitale agiscono elettivamente sul cuore migliorando l'efficienza del lavoro cardiaco senza aumentare il consumo d'ossigeno e il dispendio energetico del miocardio. Il meccanismo d'azione della digitale è ancora oscuro. Alcuni rilievi chiamano in causa le variazioni dell'equilibrio sodio/potassio nella fibra miocardica e le modificazioni nel ricambio intracellulare del calcio. La digitale è un medicamento insostituibile nell'insufficienza cardiaca congestizia (specie quando trae origine da vizi valvolari), nell'ipertensione arteriosa e nell'arteriosclerosi. Nella pratica clinica i preparati tradizionali (tintura o polvere di digitale) sono stati sostituiti dai glucosidi puri e dalle loro miscele. Le dosi e le modalità di impiego devono essere attentamente valutati in rapporto alla situazione patologica e alla sensibilità del paziente. I digitalici hanno infatti un margine terapeutico estremamente ridotto. Aumentano i pericoli di iperdosaggio sia l'azione molto prolungata (sino a 3-4 settimane) sia la tendenza all'accumulo. L'intossicazione digitalica (digitalismo) si manifesta con vomito, cefalea, disturbi gastrointestinali, aritmie, blocco della conduzione atrioventricolare.