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dilatazióne

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Lessico

sf. [sec. XIV; da dilatare].

1) Atto ed effetto del dilatare e del dilatarsi. In particolare: A) variazione delle dimensioni di un corpo. B) In medicina, ingrandimento fisiologico, patologico o provocato di un organo cavo (per esempio dei bronchi, dello stomaco, dell'esofago, ecc.). La dilatazione cardiaca consiste nell'ingrandimento delle cavità del cuore associato a ipertrofia o assottigliamento del miocardio con conseguente riduzione della forza contrattile del cuore. Può interessare le diverse cavità ed essere acuta o cronica. La dilatazione gastrica acuta è un quadro morboso dovuto all'improvviso rilassamento dei muscoli che, a volte, può manifestarsi dopo un intervento chirurgico sull'addome. C) Nella tecnica, giunto di dilatazione, elemento introdotto in una struttura o in un impianto, dove possono aver luogo variazioni di temperatura, allo scopo di evitare sollecitazioni pericolose.

2) In geometria, trasformazione birazionale tra due varietà V₁ e V₂ che trasforma una data sottovarietà di V₁ di dimensione n in una sottovarietà di V₂ di dimensione n+1; per esempio, trasforma un punto di V₁ in una curva di V₂ o una curva di V₁ in una superficie di V₂.

3) In geometria e in algebra lineare è anche sinonimo di omotetia.

Fisica

La variazione delle dimensioni di un corpo può derivare da una sollecitazione esterna (dilatazione meccanica) oppure da una variazione di temperatura (dilatazione termica); potendo tale variazione essere sia positiva sia negativa, il termine dilatazione indicherà sia un aumento sia una contrazione dimensionale. A seconda che si consideri la variazione rispetto a una sola direzione, a due oppure a tre, la dilatazione sarà rispettivamente lineare, superficiale, cubica. Dilatazione meccanica. Un solido elastico, omogeneo e isotropo, sotto l'azione di forze esterne, subirà una deformazione che, nel caso di una dilatazione lineare (allungamento), viene espressa dalla relazione Δl=l-l0 (essendo l0 la lunghezza iniziale), dalla quale è derivabile il coefficiente di dilatazione lineare, adimensionato, caratteristico di ciascun materiale, rappresentante l'allungamento unitario: ε=Δl/l0. Espressione analoga avranno la dilatazione superficiale (Δs=s-s0) e quella cubica (Δv=v-v0); va però ricordato che, mentre in un solido isotropo il coefficiente di dilatazione (superficiale e cubico) ha eguale valore in tutte le direzioni, nel caso di un corpo anisotropo occorrerà invece fare riferimento alle tre direzioni principali, secondo le quali si potranno avere coefficienti di dilatazione diversi. Per la misura delle dilatazioni meccaniche si usano gli strumenti impiegati per determinare l'entità delle deformazioni, in genere derivate dalle sollecitazioni. Dilatazione termica. È caratterizzata dal cosiddetto binomio di dilatazione il quale, nel caso di dilatazione termica lineare, è rappresentato dalla parte in parentesi dell'espressione l=l0(1+αt), dove α costituisce il coefficiente di dilatazione lineare, caratteristico del materiale, avente dimensione inversa della temperatura, l0 è la lunghezza iniziale presa a 0 ºC, t la temperatura espressa in gradi Celsius e l la lunghezza a t gradi Celsius. Analogamente avremo per una dilatazione termica superficiale s=s0(1+δt) e per una cubica v=v0(1+βt), con δ e β coefficienti di dilatazione superficiale e cubica pari, rispettivamente, a due e tre volte α; inoltre, mentre per i solidi ha senso parlare di dilatazione lineare e superficiale, è evidente che per i liquidi e per i gas si potrà parlare solo di dilatazione cubica. Nelle costruzioni l'eventuale insorgere di dilatazioni meccaniche viene contemplato nello studio statico delle tensioni e deformazioni presenti. La possibilità che intervengano anche dilatazioni termiche deve essere accuratamente prevista e studiata in fase di progetto, al fine di evitare il crearsi di lesioni, anche gravi, nella struttura resistente. Per evitare tali dannose conseguenze si ricorre, per esempio, all'interposizione di giunti di dilatazione che consentano, mediante la creazione di discontinuità nella struttura, quei movimenti relativi che la dilatazione termica può richiedere; più in generale si può dire che una struttura che si prevede soggetta a forti variazioni di temperatura dovrà essere il più possibile elastica, poiché a tali condizioni di sollecitazione resisterà meglio cedendo anziché opponendosi rigidamente.