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disavanzo

sm. [sec. XIII; da disavanzare]. Eccedenza delle uscite sulle entrate; deficit, passivo: essere in disavanzo; disavanzo della bilancia commerciale. Il disavanzo di bilancio, nelle aziende di erogazione, può essere: economico, quando si ha differenza negativa tra il totale delle uscite (spese) e il totale delle entrate (rendite) risultante dal bilancio economico; essendo indice di gestione antieconomica, dovrebbe essere evitato; finanziario, quando si ha eccedenza delle uscite finanziarie sulle entrate; di amministrazione, quando alla fine del primo esercizio aziendale l'ammontare dei residui passivi supera la somma fra il fondo di cassa e i residui attivi. § Si parla di disavanzo pubblico quando lo Stato spende più di quanto non incassi. Il disavanzo va colmato ricorrendo al mercato finanziario. In uno Stato in cui il bilancio è in forte passivo, il disavanzo pubblico può raggiungere dimensioni enormi, che rendono difficili e lunghe le politiche di rientro in quanto, allorché il debito pubblico aumenta, aumenta la spesa annuale per interessi. Inoltre, la dimensione del disavanzo è legata agli andamenti del mercato finanziario, sia interno sia internazionale; un aumento dei tassi di interesse provocato da una manovra monetaria restrittiva in funzione antinflattiva, per esempio, può peggiorare sensibilmente i conti dello Stato. Lo Stato infine “spiazza” l'attività privata d'investimento, utilizzando, per colmare il suo disavanzo, una buona parte delle fonti di finanziamento che si rendono disponibili mediante il risparmio. D'altro canto uno Stato notevolmente indebitato si trova in difficoltà nei momenti di rallentamento dell'attività economica o di crisi; infatti si riducono le entrate dovute a imposte e il disavanzo, a parità di uscite, peggiora. Risulta in tal modo compromessa, nei momenti di crisi, qualsiasi attività di maggiore spesa dello Stato a sostegno dell'economia.

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