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distribuzióne (economia)

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Descrizione generale

Attività di trasferimento dei beni dalle fonti produttive al consumo finale. A essa sono interessate le imprese produttrici di beni, quelle commerciali vere e proprie (all'ingrosso e al dettaglio) e le ausiliarie di trasporto, di magazzinaggio, di pubblicità, che assieme costituiscono l'apparato distributivo. In questo dopoguerra le tecniche di distribuzione e il sistema distributivo hanno subito radicali mutamenti per soddisfare il consumo di massa a prezzi sempre più competitivi. Si sono così moltiplicati i grandi magazzini nel settore dell'abbigliamento e dell'arredamento per la casa, i supermercati nel settore alimentare, le case di sconto (discount houses) nel settore dei beni durevoli di consumo, i magazzini a catena, ecc.; si dicono canali di distribuzione i trasferimenti giuridici compiuti dalle merci per giungere dal produttore al consumatore finale; si definisce costo di distribuzione la differenza fra le spese sostenute dagli acquirenti di un certo bene e quelle per produrre il bene stesso; si definisce grande distribuzione quella che in contrapposizione alla distribuzione tradizionale, basata sul commercio all'ingrosso e su quello al dettaglio, organizza la distribuzione attraverso attività commerciali o punti vendita di notevoli dimensioni (grandi magazzini, supermercati, cooperative, vendite per corrispondenza, ecc.).

Distribuzione del reddito e delle imposte

Nella contabilità nazionale, è l'attribuzione del reddito prodotto agli operatori economici del sistema. Si divide in: funzionale o fattoriale, se riguarda le rimunerazioni dei fattori produttivi come corrispettivo delle loro prestazioni; personale o familiare, se riguarda l'ammontare di reddito percepito dalle singole persone o famiglie. Distribuzione delle imposte, in teoria il problema attinente alla ripartizione del carico tributario tra i diversi contribuenti nonché, in pratica, il sistema col quale si attua tale ripartizione; sotto questo aspetto si dice reale l'imposta che grava sui singoli redditi imponibili senza tener conto delle condizioni personali del contribuente; personale quando invece si considerano la ricchezza totale del contribuente e le altre circostanze che ne manifestano la capacità contributiva. § Grande interesse ha avuto nella storia del pensiero economico il concetto di distribuzione del reddito e varie teorie, di cui si riportano le più significative, sono state in proposito elaborate. Nella teoria ricardiana, esistono tre classi sociali principali che si distribuiscono il reddito prodotto; i proprietari terrieri, gli imprenditori e i lavoratori. I primi non partecipano attivamente al processo produttivo, ma essendo titolari di un diritto di proprietà sulla terra, hanno diritto a ottenere una rendita. Gli imprenditori ricevono in affitto la terra e organizzano la produzione, attraverso l'ausilio dei lavoratori che verranno presi a cottimo. Ai primi va il profitto, ai secondi il salario. Nella visione di Ricardo, il salario viene sempre posto, per un meccanismo demografico, ai livelli di sussistenza; la rendita su ciascun terreno è variabile e dipende dalla fertilità relativa della terra, visto che essa varia da appezzamento ad appezzamento. La produttività marginale della terra sarà un indice essenziale per valutare la sua fertilità relativa. Il profitto viene determinato in via residuale. Nella teoria marxiana, la distribuzione del reddito tra le classi sociali assume una posizione assolutamente centrale; l'idea fondamentale è che le classi sociali dei capitalisti e dei lavoratori sono in lotta per spartirsi l'ammontare prodotto, a cui entrambe hanno collaborato. La remunerazione ai primi verrà chiamata profitto, quella che andrà ai secondi salario. Basandosi sulla teoria del valore-lavoro elaborata precedentemente, e ripresa da lui e da D. Ricardo, Marx sostiene che i lavoratori vengono espropriati dai capitalisti, nella misura del plusvalore, in quanto ottengono in forma di salario meno dell'incremento di valore che si realizza attraverso il loro lavoro. Il profitto si spiegherebbe nell'ottica marxista proprio attraverso tale sfruttamento di classe. Tuttavia, l'introduzione sempre più massiccia del capitale fisso ai danni del capitale variabile ridurrà inevitabilmente la misura del plusvalore e quindi provocherà la caduta tendenziale del saggio di profitto. Essendo la classe dei capitalisti quella risparmiatrice, si evidenzieranno tendenze alla stazionarietà dell'economia. In Marx dunque produzione, distribuzione e accumulazione sono strettamente collegate e interdipendenti. Nella teoria post-keynesiana sviluppata principalmente a Cambridge (Gran Bretagna) da N. Kaldor e L. Pasinetti, si riprende e sviluppa l'idea che le diverse classi sociali hanno comportamenti diversi in materia di risparmio. In particolare, la propensione marginale al risparmio dei capitalisti è ben superiore a quella dei lavoratori. Quindi è maggiore la quota di reddito che va ai capitalisti e maggiore la capacità di accumulazione di capitale dell'economia. Nella teoria neoclassica, si rifugge dall'idea di contrapposizione delle classi sociali in lotta per la distribuzione del reddito; piuttosto si distinguono i diversi fattori produttivi – per esempio capitale, lavoro e terra – che hanno un ruolo positivo nel processo di produzione. Tuttavia non si attribuisce la proprietà di tali fattori a una classe sociale piuttosto che a un'altra. Ciascun fattore produttivo verrà rimunerato nella misura della sua produttività marginale.