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divisa (economia)

sf. [sec. XX; dal francese devise]. Ogni titolo di credito (più propr. divisa estera), pagabile su piazze estere e quindi in moneta estera, che serve come mezzo di pagamento per regolare i debiti e i crediti fra i cittadini di Stati diversi. In senso improprio, rientrano in questa denominazione anche le monete e i biglietti di banca e di Stato esteri. Le divise sono generalmente rappresentate da tratte o da assegni (chéques) pagabili all'estero, ma anche da versamenti bancari che si concretano in scritture di accreditamento alla banca estera corrispondente. L'ordine di accreditamento può esser dato a mezzo di lettera e si ha allora il versamento lettera (o postale od ordinario); se l'ordine viene dato a mezzo del telegrafo (per filo) il versamento si dice telegrafico o T.T. (Telegraphic Transfer o Cable Transfer, C.T.). Rispetto alla scadenza le divise si distinguono in: carta breve, quando la scadenza non supera il mese; carta media, quando non supera i due mesi; carta lunga, quando la scadenza va oltre i due mesi senza superare, di regola, i tre mesi. Le divise sono negoziate in un mercato apposito detto “mercato dei cambi”, che può essere libero, ma che attualmente è ovunque controllato, in diverse maniere, dalle autorità statali, allo scopo di prevenire e contenere le perturbazioni monetarie. Per controllare le variazioni dei cambi esteri alcuni Stati hanno praticato, in determinati momenti, la cosiddetta “politica delle divise”, che consiste nell'accumulazione, da parte della banca di emissioni e di appositi organismi, di una cospicua dotazione di divise estere: quando il prezzo delle divise tende a salire sul mercato, se ne vende un quantitativo capace di stabilizzare il prezzo, e viceversa.

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