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documentàrio

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Lessico

agg. e sm. [sec. XX; da documento].

1) Agg., di documento, relativo a documento; che serve a documentare, che costituisce documento: prove documentarie; che riguarda la documentazione: materiale documentario; scrittura documentaria, in caratteri corsivi, usata nei documenti.

2) Sm., film a corto o lungo metraggio in cui l'autore ha ripreso dal vero, anziché “ricrearli”, aspetti della vita reale.

Cinema

Il documentario nacque con il cinema stesso, cioè con le riprese girate “dal vero”. Assurse ad arte creativa, con le opere di Vertov, Flaherty, Ivens, Grierson. Nella storia del cinema il documentario è stato sovente la forma più avanzata di intervento culturale e politico e ha preceduto spesso le migliori tendenze del film a soggetto (verismo francese, neorealismo italiano, ecc.) o perfino la nascita di alcune cinematografie nazionali nei nuovi continenti (America Latina, Africa, ecc.). Decisiva fu la presenza anticipatrice del documentario militante nei “nuovi corsi” degli anni Sessanta in tutto il mondo. Dopo J. Ivens, precursore del cinema militante, tra i documentaristi sono emersi i francesi Rouch e Rossif, i canadesi Brault e Perrault, il cubano Álvarez, l'australiano Dunlop, lo statunitense Wiseman, l'italiano Quilici. Negli anni Settanta, sotto l'influsso del film-inchiesta televisivo, si è registrata una svolta anche nell'estensione in termini di metraggio. Mentre i classici del documentario, da Nanook of the North (1922) di Flaherty a L'uomo con la macchina da presa (1929) di Vertov, a Terra di Spagna (1937) di Ivens, a Tra i ghiacci dell'oceano (1953) di Žguridi, a Il mondo del silenzio (1956) di Cousteau, a Skopje 63 di Bulajić, non superavano le due ore, con La hora de los hornos (1968), degli argentini Solanas e Getino, si ebbe un duplice impulso verso la testimonianza militante e l'album geo-sociale e geo-politico, oppure antropologico, di vasta dimensione. Così l'atlante sovietico di Roman Karmen (m. 1978) dedicato all'America Latina, le inchieste dei tedeschi orientali Heynowski e Scheumann sulla tragedia del Cile e sul Viet Nam, l'indagine storica in tre parti del film di montaggio La batalla de Chile (1973-75) del cileno Guzmán, ultimato a Cuba, il gigantesco affresco di Ivens sulla Cina, Come Yukong rimosse le montagne (1973-75): 12 film per complessive 11 ore di proiezione; e ancora, nel campo etnografico, le quasi 8 ore occorse all'australiano Dunlop in Towards Baruya Manhood (1973) per documentare i rituali di una tribù della Nuova Guinea. Un vero e proprio atlante sociale è quello realizzato, negli Stati Uniti, da F. Wiseman, che continua a svolgere un'intensa attività di controinformazione, mettendo sotto accusa, con rigore scientifico, le varie istituzioni. Un atlante geografico fatto col cinema è viceversa quello cui si è dedicato Folco Quilici, in Italia e nel mondo. Il metodo dell'inchiesta di lungometraggio, talvolta con lunghissima permanenza in loco, è proseguito negli anni Ottanta consentendo ai dieci cineasti del gruppo giapponese capeggiato da Shinsuke Ogawa di realizzare (dopo aver trascorso diversi anni con i contadini, condividendone vita e lavoro) di arrivare al magnifico film di 4 ore Il villaggio Furuyashiki, presentato nel 1984 al Festival di Berlino. L'anno precedente, alla Mostra di Venezia, il francese Rouquier aveva presentato il suo Biquefarre che, nella forma mista tra documentario e fiction, costituiva un altro monumento di cinema rurale. Su un piano più modesto Nel mezzo della Germania (1983) di Ch. Hübner e G. Voss era il frutto di tre anni di soggiorno in un paese minerario della Ruhr. I problemi del mondo del lavoro, del movimento ecologico e pacifista, del Terzo Mondo e del rapporto Nord-Sud, del sistema economico occidentale o delle fabbriche di armi continuano a essere al centro dei documentari che si fanno nel mondo capitalistico avanzato. Mentre la scuola canadese, sia quella francofona di Perrault e di Lamothe, sia quella anglofona di C. Low, privilegia l'uomo in rapporto alla natura, come quella dello straordinario documentarista armeno A. Pelešian (Le stagioni, 1975), altri si cimentano con la guerriglia, nell'America Latina (Nicaragua, Salvador) come in Africa (Angola, Mozambico), o si muovono clandestinamente nei Paesi sottoposti a dittatura. E appena torna la democrazia, escono bilanci come La República perdida (1983) di M. Perez che abbraccia mezzo secolo di repressioni in Argentina. Ci sono cineasti illustri, come Herzog, Delvaux, Schmid, Schroeter, che non trascurano il documentario. E, mentre in Italia la pratica documentaristica è, salvo rare eccezioni, quasi completamente sparita, negli Stati Uniti è possibile scoprire l'altra faccia dell'America quasi esclusivamente attraverso il documentario di montaggio (come Dialogue with a Woman Departed, 1981, in cui L. Hurwitz ripercorre la storia dell'America progressista dalle origini indiane alle manifestazioni contro la guerra in Viet Nam, o Harlan County U.S.A. di B. Kopple, che vinse l'Oscar del documentario nel 1977) e tende ad amplificarsi quella corrente che si ricollega alla memoria storica delle grandi lotte sociali e politiche, per agire con maggiore combattività sul presente. § Il documentario televisivo, simile a quello cinematografico, presenta alcune peculiarità, dovute all'immediatezza con cui può farsi portatore dell'attualità e a particolari possibilità tecniche, che ampliano il campo d'azione del documentarista, consentendogli di affrontare, secondo la formula del film-inchiesta, problemi e avvenimenti di interesse pubblico (politici, di costume, sociali, scientifici, ecc.).

Cinema scientifico

È quel settore, vastissimo, del cinema e della televisione in rapporto diretto o mediato col mondo della scienza. Le categorie dominanti sono: il film di ricerca, dove l'indagine è condotta coi mezzi del cinema (movimento, sensibilità della pellicola, proiezione) per analizzare nuovi processi e raggiungere nuove cognizioni; il film d'insegnamento o didattico, dove il montaggio è in funzione dimostrativa o pedagogica, con pieno rispetto al tema scientifico in atto; il film di divulgazione, generalmente rivolto al grande pubblico e perciò spesso presentato in sale di pubblico spettacolo o alla televisione. Per essere di buona divulgazione tali film non devono mai tradire o alterare lo spirito scientifico nella presentazione accessibile o spettacolare dell'argomento. Il francese J. Painlevé, nella sua lunga attività di cineasta scientifico, è un esempio di realizzatore di film dei vari tipi descritti. Prima della nascita del cinema, per le loro sperimentazioni sul movimento, il fisiologo francese É. J. Marey e il fotografo statunitense E. Muybridge (entrambi 1830-1904) furono i precursori anche del documentario scientifico, che sui movimenti rapidi (e ultrarapidi) e su quelli lenti avrebbe costruito le prime indagini. Il cinema scientifico è venuto esplorando praticamente tutti i campi della scienza; alla biologia, e particolarmente alla zoologia, si dedicò il pioniere italiano R. Omegna; alla chirurgia F. Pasinetti, che riprese 35 operazioni. L'astronomia e la matematica furono coltivate in Francia. I francesi M. Cantagrel per il cinema d'insegnamento tecnico, Y. Comandon per la microcinematografia, J.-Y. Cousteau per il cinema subacqueo, M. Prudhommeau per i film di ricerche psicologiche; i britannici P. Smith e M. Field per la serie Secrets of Nature; i sovietici B. Dolin e A. M. Zguridi, maestri sommi della divulgazione sullo schermo; l'italiano V. Tosi, per i suoi film e quale segretario dell'Associazione Internazionale, promotrice di congressi, conferenze e festival, sono tra gli esponenti più illustri del cinema scientifico. Quanto a W. Disney, come produttore della serie divulgativa La natura e le sue meraviglie, fu un travisatore della scienza e un manipolatore delle tecniche del cinema scientifico; dalle sue produzioni, dopo la sua morte, sono stati però tratti, togliendo parlato e musica antropomorfi, utili film uniconcettuali didattici. Il cinema scientifico è continuamente in evoluzione nelle sue tecniche (dalla röntgencinematografia alla tridimensionalità, dagli obiettivi collocati in sonde speciali alle emulsioni sensibili ai raggi infrarossi) così da poter affrontare ogni ramo della fisica, dalla composizione molecolare della materia agli ultrasuoni. Quanto all'apporto della televisione, esso è evidentemente assai rilevante, integrato alle tradizionali tecniche del cinema scientifico sia nella ricerca, sia nella didattica e nella divulgazione.