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dravìdico

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Lessico

Agg. e sm. (pl. m. -ci) [sec. XIX; da Dravidi]. Proprio dei Dravidi; che riguarda i Dravidi: lingue dravidiche(dravidico, sm.), arte dravidica.

Linguistica

Gruppo di lingue non indeuropee (anarie), i cui caratteri strutturali mostrano un'evidente parentela genealogica, parlate da ca. 80 milioni di persone nell'Indiameridionale (Deccan), nella parte settentrionale dell'isola di Ceylon, nelle isole Laccadive, con una propaggine isolata nel Belucistan centro-orientale. Nello Stato di Karnataka si parla il canarese, che confina a nord con la lingua indoaria marāṭhī. A Mangalore e nella regione circostante si parla il tulu, più a sud nel Kerala e nelle isole Laccadive il malayālam, quindi nel Tamil Nadu e nella parte settentrionale dell'isola di Ceylon il tamil o tamul, con la letteratura più ampia e antica rispetto a quella delle altre lingue dravidiche. A nord del territorio del tamil si parla il telugu, che si estende su un vasto territorio confinante con quello della lingua indoaria oriyā; all'interno dell'area telugu si trova anche un'isola linguistica gondi, un'altra lingua dravidica parlata da gruppi sparsi che giungono fino all'altopiano Vindhya. Nel Belucistan centrorientale si parla il brahui, che ha subito un forte influsso soprattutto da parte del dialetto iranicobeluci. Tra le caratteristiche più importanti delle lingue dravidiche si può anzitutto ricordare la presenza, accanto alle dentali, di una serie di consonanti cacuminali o cerebrali come nelle lingue indoarie e in quelle munda. I nomi vengono distinti in due classi, quella degli esseri superiori o ragionevoli (dei, demoni, uomini) e quella degli esseri inferiori o irragionevoli (animali ed esseri inanimati). La forma di plurale (generalmente in r) si trova per lo più solo per gli esseri della classe superiore. Manca in ogni caso il numero duale, che esisteva nelle lingue indoarie ed esiste tuttora nelle lingue munda. Nei numerali si può scorgere la presenza di un sistema decimale. Per quanto riguarda il problema dei rapporti delle lingue dravidiche con altri gruppi linguistici, gli accostamenti finora proposti non appaiono convincenti: si è pensato a rapporti con il coreano (Hulbert), con l'elamita (Bork, Hüsing), col nubiano (Tuttle), con le lingue australiane (Trombetti) e con quelle ugrofinniche (Rask, Caldwell, Schrader, Burrow).

Arte

La prima fase dello stile dravidico iniziò, sullo sfondo della tradizione estetica Andhra, nel sec. VII con l'arte Pallava, alla quale risalgono i modelli per la forma che doveva assumere il tempio monumentale nell'India meridionale: serie di templi “scolpiti” allo scoperto, a forma di carro processionale (ratha) o di piramide a piani con copertura a botte e abside rotonda, nella città portuale di Mahabalipuram (dove più tardi sorse il famoso “tempio della spiaggia”); templi “costruiti” del complesso del Kailāsanātha e i templi di Muktesvara, Matangesvara, Vaikuntaperumāl a Kanchipuram. L'influsso dell'architettura e della scultura Pallava agì in profondità nell'arte dei Pāṇḍya (sec. VI-XIV): templi rupestri di Tiruparaṅkunram, di Kalugumulai, di Anamalai, di Tirumalaipuram, ecc. L'arte dravidica giunse alla sua fase classica, attraverso l'apporto di sollecitazioni provenienti dalle tradizioni artistiche del Deccan e di componenti dell'arte dei Cālukya orientali, con lo stile Cola (sec. IX-XII/XIII), caratterizzato da uno spiccato senso per il monumentale e per la fastosità della scultura ornamentale (templi di Brhadīsvara, o Rājarājesvara, a Thanjavur e a Gangaikondacolapuram; di Airavatesvara a Daraṡuraṁ). A continuare le tradizioni stilistiche Cola e Pāṇḍya fu l'arte di Vijayanagar (sec. XIV-XVII), che contribuì ad accrescere l'importanza e a portare a più vistosi sviluppi i gopuram (torre-portale) e i mandapa (luogo di riunione davanti al tempio) – templi di Vitthala e di Balakrsna (ad Hampi), a Vellore e a Srīrangam – elementi che assunsero una funzione prevalente nell'architettura del Deccan con la fusione dello stile vesara e quello dravidico. Nelle sue diverse componenti l'arte dravidica si diffuse anche nella regione del Kerala: templi rupestri di Kaviyur (Tiruvāllara), di Vilinjam (Trivandrum) e quelli di Nāmakkal (Salem). Accanto all'architettura dravidica, interessante evoluzione ebbe la scultura (non mancano le documentazioni pittoriche) sia nella funzione ornamentale dei templi sia nell'espressione della statuaria, la cui fioritura si colloca tra il sec. X e il sec. XII (Cola), periodo dal quale inizia anche una ricca produzione bronzistica (opere dravidiche al Museo Guimet di Parigi).