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echinococcòsi

sf. [da echinococco+-osi]. Malattia parassitaria dovuta alla presenza di echinococco, i cui embrioni si annidano nel fegato o nei polmoni, dopo aver attraversato la parete intestinale. Colpisce l'uomo oltre che un gran numero di Mammiferi (domestici e selvatici). Nel mondo occidentale l'echinococcosi è dovuta all'infestazione da parte delle larve di Echinococcus granulosus. L'uomo (ospite intermedio) si infesta ingerendo le uova del parassita in genere giocando con il cane che le elimina con le feci (ospite definitivo) dopo essersi a sua volta infestato nutrendosi di carne contenente le cisti, soprattutto di pecora (altro ospite intermedio). L'infestazione umana è quindi particolarmente diffusa nelle aree dove si effettua l'allevamento degli ovini. In Italia esistono dei focolai in Sardegna, Sicilia, Lazio, Toscana e Abruzzo. L'organo più frequentemente colpito è il fegato, a livello del quale si possono rinvenire una o più cisti. La sintomatologia compare quando la cisti assume un volume tale da dare luogo a fenomeni di compressione (possibile ostruzione di un dotto biliare con ittero), da essere palpabile o da dare dolore. La rottura della cisti può provocare febbre, orticaria o una reazione anafilattica. La cisti da echinococco può andare incontro a infezione secondaria. In tal caso ne deriva un processo suppurativo cronico con formazione di cavità ascessuale. La diagnosi viene fatta in seguito ad accertamenti radiologici e a indagini di laboratorio. Inoltre ha un significato molto specifico l'intradermoreazione di Casoni, che è positiva nel 75-80% dei casi. Si effettua mediante inoculazioneintradermica di piccole quantità di liquido idatideo. La comparsa in breve tempo di un pomfo di 2-3 centimetri di diametro indica la positività della reazione. Determinanti sono anche l'ecografia, la TAC e la RMN. La terapia è chirurgica per l'uomo. Per gli animali (i più colpiti sono ruminanti e suini) quando non è possibile una terapia efficace, si abbatte l'animale.