ecomàfia

sf. [sec. XX; eco(logia)+mafia]. Insieme di attività gestite illegalmente dalla criminalità organizzata, in rapporto al contesto ambientale, in particolare allo smaltimento dei rifiuti. In Italia le regioni in cui si registra il maggior numero di reati ambientali sono Campania, Sicilia, Calabria e Puglia, le medesime in cui sono presenti le principali organizzazioni mafiose italiane. Il ruolo delle mafie tradizionali nelle attività ecomafiose è rilevante: amministratori locali, organi di controllo corrotti e imprese private costruiscono reti che favoriscono operazioni ambientali illecite. Lo smaltimento illegale di rifiuti tossici e non o di scorie nucleari da parte di aziende che hanno ricevuto l'appalto per la loro depurazione, gestione e messa in sicurezza è considerato da Legambiente il più lucroso e pericoloso campo di attività delle ecomafie. In Italia lo smaltimento illegale di rifiuti tossici riguarda in particolar modo la Campania; in particolare nella vasta area della provincia di Napoli compresa tra i comuni di Acerra, Nola e Marigliano, in cui è stato riscontrato negli ultimi anni un aumento della mortalità per cancro. La causa è attribuita all'inquinamento ambientale, dovuto allo smaltimento illegale di rifiuti tossici da parte della camorra. Il fenomeno si è sviluppato a partire dal 1982, quando è entrata in vigore la normativa sul trattamento dei rifiuti speciali. Dal 1994 è stato istituito da Legambiente l'Osservatorio Ambiente e Legalità in collaborazione con l'Arma dei Carabinieri, e nel 1997 è stato pubblicato il primo Rapporto Ecomafia. Il Sud dell'Italia è l'area dove viene scaricata la maggior parte dei rifiuti, in particolare lungo le cosiddette “rotta adriatica” e “rotta tirrenica”, dal Nord verso la Puglia e verso la Campania-Calabria. Parte dei rifiuti viene sotterrata in cave abusive, già oggetto di reati ambientali di escavazione. L'Italia inoltre è anche crocevia di traffici internazionali di rifiuti, provenienti dai Paesi europei e destinati in Nigeria, Mozambico, Somalia, Romania. Il Rapporto Ecomafia 2009 di Legambiente presenta dati allarmanti, e più del 48% si è consumato in Campania, Calabria, Sicilia e Puglia. Il 2008 è l'anno dei record per le inchieste contro i trafficanti di rifiuti pericolosi: 25 con un fatturato che supera i 7 miliardi di euro. Anche l'abusivismo edilizio è cresciuto: 28.000 nuove case illegali e numerosi reati urbanistici, soprattutto nelle aree di maggior pregio. È aumentato anche il saccheggio del patrimonio culturale, boschivo, idrico, agricolo e faunistico.

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