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editóre

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Lessico

sm. (f. -trice) [sec. XVIII; dal latino edítor-ōris, propr. chi produce].

1) Chi stampa e pubblica opere di altri a proprie spese e nel contempo ne cura la distribuzione. Diritti e obblighi di sua competenza sono contenuti nell'apposito “Contratto di edizione”. Anche agg.: casa editrice.

2) Studioso che cura l'edizione di un'opera dandone un testo criticamente stabilito e commentato.

Diritto

Nel giornalismo si distingue tra editori puri (coloro che si dedicano esclusivamente all'industria della carta stampata) e editori impuri (impegnati anche in altre attività di mercato). Il peso crescente di questa seconda categoria di editori presenta, a giudizio di molti, gravi rischi per la libertà di stampa tanto da rendere necessarie alcune manovre correttive, la più efficace delle quali sembra essere rappresentata dalle norme antitrust contenute nella legge sull'editoria e tendenti a evitare che un gruppo editoriale possa assumere una posizione dominante. A questo proposito la legge 5 agosto 1981, n. 416 (modificata a varie riprese e rinnovata con la legge 25 febbraio 1987, n. 67), oltre alla trasparenza della proprietà e alla trasparenza finanziaria, sancisce il divieto di concentrazioni per quanto riguarda l'informazione quotidiana: un editore non può possedere oltre il 20% della tiratura nazionale e il 50% del numero delle testate interregionali. A questo primo intervento del legislatore ha fatto seguito la legge 6 agosto 1990, n. 223 (“legge Mammì”), che disciplina il sistema radiotelevisivo pubblico e privato italiano e legittimizza il sistema televisivo misto. La “legge Mammì” autorizza la TV commerciale a operare in piena legalità, detta norme sull'affollamento pubblicitario, pone limiti alla proprietà dei sistemi di informazione, codifica una gamma di vincoli progressivi sulla proprietà incrociata di televisioni e quotidiani. La regolamentazione normativa del settore editoriale si completa con una serie di interventi che si sono susseguiti, a sostegno dell'editoria nelle sue diverse manifestazioni, negli anni Novanta (legge 7 agosto 1990, n. 250; legge 14 agosto 1991, n. 278; decreto-legge 9 agosto 1993, n. 289; decreto-legge 9 ottobre 1993, n. 407; legge 15 novembre 1993, n. 466) e nel 2001 (legge 7 marzo 2001, n. 62). Si è trattato, nella maggior parte dei casi, di interventi resi necessari dalle gravi crisi economiche in cui si sono venuti a trovare molti editori, ma anche di norme che hanno ridefinito e disciplinato i prodotti editoriali e la proprietà delle imprese editrici (succitata legge n. 62 del 2001) e che hanno reso più equilibrato lo sviluppo dei sistemi di comunicazione radiotelevisivi e a mezzo stampa.

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