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Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino educatío-ōnis].

1) Atto ed effetto dell'educare: impartire, ricevere una buona educazione; educazione civile, religiosa;educazione fisica, anche ginnastica. § In diritto, educazione della prole, diritto-dovere dei genitori, sancito dalla Costituzione, la quale lo riconosce e impone anche per i figli nati fuori del matrimonio (art. 30). Il Codice Civile italiano impone ad ambedue i coniugi l'obbligo di mantenere, educare e istruire la prole in conformità ai principi della morale e in proporzione alle loro sostanze.

2) Buona creanza, belle maniere: è un ragazzo privo di educazione.

Pegagogia: generalità

L'educazione è un processo formativo mediante il quale gli individui adulti mettono i giovani in grado di partecipare alla vita di gruppo (famiglia, gruppi intermedi, Stato). Da tale definizione consegue che la fondamentale finalità dell'educazione è di carattere sociale e questo spiega l'enorme importanza che nella storia delle dottrine educative è sempre stata data al momento eteronomo dell'educazione, all'azione cioè della famiglia, dell'ambiente sociale, delle istituzioni scolastiche sullo sviluppo e la formazione dell'uomo. Ma poiché il grado di civiltà di una società dipende anche dalla cura e dalla sollecitudine che essa ripone nella valorizzazione delle capacità dei singoli individui, pure il fattore individuale assume un grande rilievo. Cade, pertanto, la pretesa sempre avanzata di accentuare il momento eteronomo del processo educativo, al punto da far parlare dell'educazione come di un diritto dell'educatore, per cui storicamente si è creduto di poterla risolvere in un processo di apprendimento puramente ripetitivo. Il riconoscimento dell'intrinseca libertà del processo educativo che caratterizza l'educazione moderna ha logorato codesta fiducia nell'eteroeducazione, rendendo gli educatori più solleciti nell'avvalersi della stessa collaborazione degli educandi, cioè più preoccupati di promuovere nel miglior modo possibile il processo autoeducativo e di inserirsi in esso. In questa direzione, durante il sec. XX avanzamenti e innovazioni significativi hanno interessato la sfera dei processi educativi, pur tuttavia con lacune, ritardi e alcune inadempienze. Basti pensare, su scala mondiale, al problema dell'eliminazione dell'analfabetismo strumentale. Con la scolarizzazione di massa, inoltre, sono emerse contraddizioni nuove. A questo proposito è sufficiente accennare alla selezione scolastica, alla disoccupazione intellettuale e alla rapida obsolescenza cui è sottoposto ogni tipo di formazione. I movimenti di contestazione e il dibattito aperto non soltanto tra specialisti ma fra tutte le articolazioni della società e del potere politico riflettono, appunto, la presenza tanto delle arretratezze storiche, quanto delle contraddizioni moderne.

Pedagogia: storia

La storia dell'educazione, intesa come apprendimento da parte dell'uomo dei modi, dei tempi, di tutto quanto è connesso con la sua stessa vita (un processo, quindi, che dura tutta la vita, e in tal senso si parla di educazione permanente), non può essere disgiunta dalla storia dell'istruzione e della pedagogia. I due aspetti principali dell'educazione sono quello materiale e quello formale: il primo fornisce al soggetto dati conoscitivi e pratici e il secondo opera a trasformare soggettivamente il contenuto oggettivo dell'istruzione. Seguendo il filo conduttore famiglia, scuola, società, si possono ricordare i principali ambiti in cui l'educazione si attua, tenendo conto che l'interscambio famiglia, scuola, società è pur costante, o tale deve essere, non esistendo limiti da cui emarginare globalmente un processo educativo. Si può così parlare di: educazione naturale nel senso inteso da J.-J. Rousseau, secondo il quale essa è l'indice del graduale sviluppo dell'interiore “principio attivo” della personalità infantile ed è quindi alla base della formazione dell'individuo capace di risolvere i problemi della vita; educazione familiare, il cui ambito è già chiarito nella definizione, e che può coincidere con l'educazione prescolastica, attuata fino ai sei anni di età sia in famiglia, sia in istituzioni specializzate (scuole materne, nursery, Kindergarten). Sempre nell'ambito famiglia-società si concretano: l'educazione pratica, volta all'azione come mezzo e come fine, secondo una definizione talvolta usata come antitesi (o correttivo) all'educazione formale; l'educazione morale, che tende alla formazione del carattere, coincidendo il suo fine con la promozione nel discente degli abiti con cui si realizza la moralità; l'educazione affettiva, tesa alla formazione e allo sviluppo della sfera affettiva dell'uomo; spesso in contrapposizione all'educazione intellettuale, essa ha avuto recentemente una larga considerazione soprattutto in connessione con la psicologia dinamica. Famiglia, società e scuola possono a volte assumere compiti unici o preponderanti nella formazione educativa, come possono essere quelli dell'educazione scolastica, il cui processo specifico si svolge nella scuola; dell'educazione intellettuale, che indica quell'insieme dei processi educativi rivolti alla formazione e allo sviluppo dell'intelligenza, secondo una definizione introdotta da H. Spencer; dell'educazione fisica; dell'educazione speciale, come azione psicopedagogica indirizzata verso soggetti che presentano anomalie di ordine fisico e psichico; o ancora come è il caso dell'educazione extrascolastica professionale, promossa da organizzazioni private o di emanazione sindacale, spesso sovvenzionata dallo Stato, allo scopo di attuare la formazione o la riqualificazione delle forze di lavoro. Va inoltre ricordato che pari impegno spetta alla famiglia, alla scuola e alla società in numerosi altri aspetti dell'educazione, dall'educazione religiosa, informativa e formativa nell'acquisizione della religiosità, all'educazione estetica, artistica e musicale, determinante per la fruizione e il godimento della bellezza naturale e dell'arte, essenziale allo sviluppo della creatività; dall'educazione sociale, il cui fine è quello di sviluppare le capacità dell'individuo per rendere attiva e critica la sua partecipazione alla vita sociale, all'educazione politica, tesa alla formazione dell'uomo nei suoi rapporti con la società, lo Stato e le istituzioni politiche; dall'educazione civica, sulla struttura dei rapporti tra cittadini e Stato, nel cui ambito è compresa anche l'educazione stradale, mirante al corretto comportamento sulla strada e all'acquisizione delle tecniche di circolazione, all'educazione nazionale e internazionale, la prima volta all'approfondimento della conoscenza del Paese di appartenenza, la seconda avente per fine l'estensione di essa agli altri Paesi e la mutua comprensione tra i popoli; e infine all'educazione sessuale, intesa come graduale e ragionata introduzione del bambino alla conoscenza della sessualità. Essa ha richiamato l'interesse di educatori, sociologi e religiosi, ma non ha ancora avuto adeguata soluzione in campo pedagogico. Il dissidio di competenza famiglia-scuola, nonostante i tentativi di affidare principalmente a quest'ultima il compito informativo, si è spesso risolto in tentativi attuati più sul piano dell'iniziativa di singoli educatori che non su una metodologia organicamente applicata. In realtà l'educazione sessuale dovrebbe cominciare nel momento stesso in cui la sessualità richiama l'interesse del fanciullo ed esige le prime semplici, corrette informazioni da parte della madre o del padre, per continuare nell'ambito scolastico con l'apporto di informazioni scientifiche.

Educazione fisica

L'educazione fisica, secondo il concetto della Grecia classica, è un elemento di formazione dell'uomo integrale. L'educazione romana accentua invece il motivo della vigoria fisica. Il cristianesimo medievale, nella svalutazione del corpo, emargina l'operatività fisica e quindi la sua educazione. Umanesimo e Rinascimento riscoprono il valore dell'educazione fisica nel suo aspetto estetico e integralmente formativo. Il Settecento sembra privilegiare l'educazione intellettuale. Dal sec. XIX fino a oggi l'educazione fisica si è andata progressivamente affermando ed è divenuta oggetto di considerazione scientifica. Anche i suoi metodi (e le sue tecniche) si sono via via affinati, ma solo in tempi relativamente recenti le istituzioni educative hanno mostrato di saperli accogliere. In Italia l'educazione fisica entrò nelle scuole nella seconda metà dell'Ottocento, sull'esempio misto del sistema svedese (che è alla base della ginnastica medica e della preparazione allo sport) e del sistema tedesco (teso allo sviluppo muscolare e alla preparazione del futuro soldato). Durante il periodo fascista l'educazione fisica venne affidata all'Ente Nazionale Educazione Fisica (E.N.E.F.), mentre dal 1946 tale compito è passato al Ministero della Pubblica Istruzione (divenuto successivamente Ministero dell'Istruzione, università e ricerca scientifica) che opera in collaborazione col CONI

Bibliografia

F. Eby, The Development of Modern Education, New York, 1952; F. Blaettern, Storia della pedagogia moderna e contemporanea, Roma, 1960; M. F. Sciacca, Il problema dell'educazione nella storia della filosofia e della pedagogia, Milano, 1960; A. Adler, Psicologia dell'educazione, La Spezia, 1989.