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elastòmero

sm. [elasto-+-mero]. Sostanza chimica macromolecolare, naturale o sintetica, caratterizzata dallo stesso comportamento elastico della gomma. In particolare gli elastomeri soddisfano le seguenti proprietà: sottoposti a sforzo, subiscono un allungamento da 1 a 10 volte; sotto trazione massima hanno un elevato carico di rottura, carico che diminuisce al crescere della temperatura; ritornano in un tempo brevissimo allo stato iniziale appena cessato lo sforzo con minima deformazione e con restituzione completa dell'energia assorbita. Appartengono alla categoria degli elastomeri, oltre alle gomme naturali e sintetiche, altre sostanze macromolecolari come i tioplasti, le gomme siliconiche, il polietilenesolfonato, le fibre tessili elastomeriche. La prima di queste, il Lycra della Du Pont de Nemours (USA), fu prodotta nel 1959; altre molto note sono il Dorlastan (Germania) e il Vairin (Italia). Tali fibre sono caratterizzate da una catena molecolare composta da segmenti molli (glicoli) intervallati da segmenti rigidi (isocianati); se rilassata, la struttura della fibra è completamente disorganizzata e i due tipi di segmenti raccolti come tante molle; sottoposta a trazione, l'allungamento viene consentito dai segmenti molli che si orientano progressivamente. Una categoria di elastomeri di rilevante interesse tecnologico è quella degli elastomeri definiti termoplastici, che mostrano a temperature ambiente ottime proprietà di elasticità (tipiche delle gomme) e a temperature più elevate proprietà di flessibilità proprie dei materiali plastici. I materiali di questo tipo più moderni sono costituiti dai cosiddetti copolimeri a blocchi, cioè polimeri prodotti per polimerizzazione di due diversi monomeri, e formati dalla successione di segmenti (blocchi) costituiti ciascuno da un frammento polimerico di uno dei due monomeri di partenza. L'alternanza di segmenti polimerici rigidi con segmenti dotati di tipiche proprietà elastomeriche è all'origine del comportamento termoplastico del materiale: quando il prodotto viene riscaldato, i segmenti rigidi perdono la loro rigidità, conferendo proprietà di fluidità e di plasticità. Riabbassando la temperatura il materiale assume nuovamente la sua forma originaria. Caratteristica importante di questi materiali è che essi non necessitano di vulcanizzazione, in quanto per semplice raffreddamento della mescola si ottiene un materiale capace di mantenere la propria forma. Particolarmente importanti dal punto di vista tecnologico sono: i copolimeri a blocchi stirene-butadiene-stirene (SBS) e quelli stirene-isoprene-stirene (SIS), in entrambi i casi il segmento rigido è quello stirenico; quelli a base olefinica e, infine, le cosiddette leghe elastomeriche termoplastiche vulcanizzate, la cui parte elastomerica viene sottoposta a vulcanizzazione. Verso la metà degli anni Ottanta è stata introdotta una variante degli elastomeri SBS e SIS ottenuta idrogenando i segmenti dienici (butadienico e isoprenico), con conseguente miglioramento delle proprietà di resistenza all'ossidazione. Le fibre elastomeriche vengono utilizzate, in puro o ricoperte, per la fabbricazione di tessuti elastici per guaine, reggiseni, costumi da bagno ecc.