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elegìa

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal latino elegīa, che risale al greco elegeía, forse da élegos, canna].

1) Composizione poetica dell'antica letteratura greca e latina cantata con accompagnamento di flauti. Si componeva di strofe di due versi (distici) un esametro in coppia con un pentametro, detti appunto elegiaci.

2) Composizione vocale o strumentale di tono elegiaco. Nella musica polifonica del Cinquecento si riferiva all'intonazione di testi latini in distici elegiaci (se ne trovano esempi nel Dodekachordon di Glareano), poi indicò in generale il lamento in morte di una persona cara o di una personalità. Comparve inoltre nella musica strumentale con analoghi caratteri di lamento e, nel corso dell'Ottocento, con atteggiamenti più genericamente mesti e malinconici. Liszt, Čajkovskij, Busoni, Bartók, Fauré, Stravinskij e altri ne composero per pianoforte.

Letteratura

L'elegia sorse e si sviluppò in ambiente ionico, sulle sponde dell'Asia Minore, fin dalle origini della letteratura greca. Nata come lamento funebre, fu poi usata per cantare argomenti assai vari: il valore guerriero in difesa della patria (Callino, Tirteo), consigli morali e politici (Teognide, Solone, Senofane), l'amore o comunque sentimenti personali del poeta (Mimnermo, Archiloco). Più tardi, con Antimaco di Colofone, e in età ellenistica, con Callimaco, prevalse l'elemento mitico e narrativo, ovvero quello amoroso; quest'ultimo trovò fine espressione in Ermesianatte di Colofone e in Filita di Coo. L'elegia, con le forme che andò assumendo nel periodo ellenistico, trovò grande sviluppo a Roma nella seconda metà del sec. I a. C. (quando vi fu introdotta, a opera soprattutto di Partenio di Nicea, nel gruppo dei poeti neoteroi) e nei primi decenni del seguente, alla corte di Augusto e in altri circoli culturali. I suoi temi sono essenzialmente due: l'amore e la campagna, anche se spesso non si distinguono, ma vengono fusi uno nell'altro con ricca e fine sentimentalità, e se il metro elegiaco, propriamente, viene esteso già dai neoteroi e poi da Ovidio e altri poeti d'età imperiale, a componimenti di diversa ispirazione poetica. Con il primo tema, in cui viene sviluppandosi l'analisi del sentimento umano, eccelsero Cornelio Gallo, che cantò i suoi amori per una Licoride (l'uso dello pseudonimo è costante in questi componimenti), Properzio, che vi effuse la propria passione per Cintia, ma anche, ispirandosi agli Aitia di Callimaco, rievocò alcuni episodi della storia di Roma primitiva, e il giovane Ovidio nel primo ciclo della sua produzione, gli Amores, e più tardi, nei suoi lamenti dall'esilio. L'amore si mescola invece alla nostalgia per la semplice vita agreste nelle composizioni di Tibullo, specchio delle aspirazioni alla pace e alla serenità proprie di quegli anni, in cui Roma era turbata dalle guerre civili. Questi temi e altri simili si ritrovano anche in poeti minori della tarda latinità, che riprendono il metro elegiaco, quali Ausonio, Claudio Claudiano e Rutilio Namaziano. Nel Medioevo il termine elegia assunse un significato più estensivo, legato al tono dell'ispirazione più che al metro: per Dante l'elegia è la terza forma di stili, quella più dimessa, insieme alla tragedia e alla commedia. Anche Boccaccio chiamò Elegia di Madonna Fiammetta il suo romanzo, per il tono patetico e doloroso. L'elegia latina in distici fu ripresa nell'età umanistica (A. Beccadelli, Poliziano, T. V. Strozzi, G. Pontano), mentre in volgare si ricorse allo strambotto su due sole rime, al capitolo in terza rima e via via a varie strutture strofiche e così si continuò per tutto il Settecento. Solo il Carducci, seguito dal Pascoli e dal D'Annunzio, tentò la restituzione del distico elegiaco ricuperandolo in metrica barbara, ma l'esempio non valse a fissare una misura tipica per l'elegia. Anche nelle altre grandi letterature moderne si ebbero imitazioni formali ma non di contenuto dell'elegia classica (Klopstock, Goethe, Gray, Coleridge, Lamartine). Più spesso però si sono mantenuti solo il tono e i valori espressivi liberi da vincoli metrici.

Bibliografia

A. Day, The Origins of Latin Love-Elegy, Oxford, 1938; A. Rostagni, L'influenza greca sull'origine dell'elegia erotica latina, Vandoeuvres-Ginevra, 1953; G. Luck, The Latin Love-Elegy, Londra, 1959; C. M. Bowra, Early Greek Elegist, Cambridge, 1960; G. Catanzaro, F. Santucci (a cura di), Tredici secoli di elegia latina, Assisi, 1989.