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emosideròsi

sf. [da emosiderina+-osi]. Condizione patologica caratterizzata dalla presenza di eccessivi depositi di emosiderina nei tessuti. L'emosiderosi talora colpisce i soggetti che devono sottoporsi per lungo tempo a trasfusioni, derivando in tal caso da un'eccessiva introduzione di ferro emoglobinico. L'accumulo di ferro nei tessuti può essere focale o generalizzato. Quando è associato a danno tessutale, con ferro totale dell'organismo >15 g, si parla di emocromatosi. L'emosiderosi focale interessa soprattutto il polmone e il rene. L'emosiderosi polmonare si ha in particolare per emorragie polmonari come nella sindrome di Goodpasture e nella stenosi mitralica. L'emosiderosi renale è dovuta in genere a emolisi intravasale in seguito a trauma o a emoglobinuria parossistica notturna. Di oscura origine è l'emosiderosi isolata del polmone, malattia infantile associata ad anemia ipocromica, con evoluzione cronica ed esito infausto. Clinicamente si manifesta con tosse, dispnea ed emottisi, insufficienza respiratoria e cardiaca. Probabilmente la malattia riconosce una patogenesi immunologica. In tale forma si hanno emorragie polmonari con successivo versamento di depositi di emosiderina nel parenchima del polmone.