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epicureismo

sm. [da epicureo]. Indirizzo filosofico risalente a Epicuro, che nel 306 a. C. fondò in Atene una propria scuola filosofica. Caratteristiche salienti dell'epicureismo sono: il sensismo nella teoria della conoscenza; l'atomismo nella filosofia della natura; l'eudemonismo nell'etica. Unico fondamento della conoscenza e unico criterio di evidenza è la percezione sensibile. Validi sono unicamente quei concetti che si basano su un'esperienza sensibile. Gli atomi, eterni e indivisibili, sono gli elementi costitutivi delle cose che si formano e mutano in base al loro unirsi e disunirsi. A fondamento della propria morale, infine, l'epicureismo pone il piacere raggiungibile nella padronanza di sé e dei propri sensi cui ogni essere tende naturalmente, inteso come ricerca della felicità in modo tale da vivere in perfetta e serena tranquillità d'animo (atarassia). Celebri epicurei furono Metrodoro di Lampsaco, Zenone di Sidone, Filodemo e, a Roma, il poeta Lucrezio. Condannato dal Medioevo come anticristiano, l'epicureismo fu rivalutato dall'Umanesimo (L. Valla) e in seguito nel sec. XVII per le sue idee scientifiche (atomismo) e nel sec. XVIII dagli illuministi come teoria etica.