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epidemiologìa

sf. [sec. XIX; da epidemia+-logia]. Letteralmente, studio delle epidemie. Il termine si riferisce oggi allo studio, mediante metodi matematici e statistici, della diffusione delle malattie, infettive e non infettive (per esempio tumori), della loro distribuzione nella popolazione, delle cause e dei fattori di rischio relativi. L'epidemiologia utilizza oggi alcuni strumenti particolari, come i registri di malattia, in cui vengono annotati tutti casi di comparsa di una determinata patologia con le caratteristiche anagrafiche e sociali delle persone colpite. L'epidemiologia, infatti, permette anche di stabilire la relazione tra patologia e ambiente, nonché di mettere a punto programmi di prevenzione mirata adatti al contesto in cui una determinata malattia si presenta. I dati epidemiologici vengono raccolti anche a livello istituzionale. L'organo preposto a tale compito è l'Istituto superiore di sanità (ISS) che lavora di concerto con gli istituti di statistica generale come l'ISTAT. Il medico è tenuto per legge ad adempiere ad alcuni obblighi in campo epidemiologico, come la denuncia di comparsa patologie infettive gravi e contagiose (per esempio alcune forme di meningite) e la compilazione dei certificati di decesso.

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