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eresìa

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Lessico

sf. [sec. XIII; dal latino haerĕsis, risalente al greco háiresis, scelta]. Ogni dottrina contraria ai dogmi del cattolicesimo. Per estensione, idea, opinione contraria a quella comunemente accettata. Anche scherzoso, sproposito, assurdità: non dire eresie! § In origine, nel linguaggio filosofico e politico, il termine designava la preferenza che ciascuno testimoniava per una data dottrina. Successivamente con esso s'indicò una scuola filosofica, una setta o un partito politico senza che vi fosse connessa alcuna idea di biasimo o di condanna.

Dottrina cristiana

Nel Nuovo Testamento il termine s'incontra 9 volte ed equivale a “strane dottrine”, “sette” (Galati 5,20). Già San Paolo distinse eresia da scisma; gli Apologeti e i Padri della Chiesa apportarono alla distinzione ulteriori precisazioni, definendo l'eresia “errore dottrinale” e lo scisma “divergenza d'ortodossia”. Con Girolamo il termine fu usato solo per indicare gruppi separatisi dalla Chiesa per false dottrine (dissenso dottrinale), mentre si chiamò scisma il distacco per rifiuto d'obbedienza alla gerarchia (dissenso disciplinare). Dal Concilio Tridentino in poi, il termine è venuto acquistando un valore sempre più dottrinale. In ambito cattolico, l'eresia presenta molti problemi, non solo in teologia ma anche nei campi dogmatico, morale e canonico. Nella dogmatica, l'eresia-dottrina può essere definita “una dottrina che si oppone immediatamente, direttamente, contraddittoriamente a una verità rivelata da Dio e come tale proposta dalla Chiesa”; nella morale, l'eresia-peccato è il giudizio erroneo e pertinace emesso dall'intelligenza sotto l'influenza della volontà. L'eresia è un atto emesso dall'intelligenza, poiché, al contrario dell'atto di fede, che è accettazione indiscussa dell'insegnamento infallibile della Chiesa, è un'opposizione dell'intelletto a tale insegnamento. Tale atto implica però l'assenso totale della volontà a un'opinione personale. Tale opposizione è consapevole e deliberata al magistero della Chiesa; se perdura, diventa pertinace. L'eresia si suddivide in materiale, se è dettata da ignoranza, e formale, se è congiunta con la pertinacia (solo in questo caso si ha il peccato di eresia); essa è interna, se risiede solo nell'animo, ed esterna, se si manifesta esteriormente; occulta, se manifestata ma non dichiarata ufficialmente; pubblica, se dichiarata ufficialmente. Soggetto capace di eresia è solo il cattolico battezzato; il catecumeno e il battezzato invalidamente commettono peccato di infedeltà, non di eresia. L'eresia è uno dei peccati d'infedeltà (secondo, per gravità, solo all'odio contro Dio) e come tale comporta: perdita della Grazia, distruzione della virtù infusa dalla Fede, esclusione dal corpo della Chiesa (in caso di eresia pubblica). Secondo il diritto canonico, le misure preventive contro l'eresia sono: la professione di fede; le ispezioni del vescovo circa l'ortodossia dei fedeli, durante le visite pastorali e nelle scuole; la censura preventiva sui libri e sulle proposizioni contrarie all'ortodossia della fede; il divieto della comunicazione in divinis con gli eretici. Le misure repressive consistono nel divieto di ricevere i sacramenti; nella privazione della sepoltura ecclesiastica e nell'esclusione dall'ufficio di padrino nel battesimo e nella cresima. Le pene previste sono la scomunica e la perdita del diritto di patronato.

Bibliografia

S. Cartechini, Dall'opinione al domma, Roma, 1953; L. Cristiani, Breve storia delle eresie, Catania, 1960; J. Guitton, Il Cristo dilacerato, Crisi e concili nella Chiesa, Roma, 1964; A. Beni, Eresia, in “Enciclopedia Filosofica”, vol. II, Firenze, 1968; F. Bolgiani, Ortodossia ed eresia, Torino, 1987.

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