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eritremìa

sf. [sec. XX; da eritro-+ -emia]. Processo iperproliferativo eteroplastico detto anche mielosi eritremica, interessante primariamente la serie eritropoietica del sangue con carattere invasivo e progressivo. Può decorrere con gli stessi caratteri fino alla morte o con evoluzione leucemica (eritremia polifasica) oppure manifestarsi associata a leucemia (eritroleucemia) in forma acuta e cronica. L'eritremia acuta (nota pure con il nome di malattia di Di Guglielmo) colpisce di solito soggetti giovani, è a eziologia sconosciuta ed è caratterizzata da colorazione rossa della cute, soprattutto del volto, e dilatazione delle vene sottocutanee e del fondo dell'occhio. Sono presenti, inoltre, anemia grave, febbre irregolare anche elevata, modesta epatomegalia e marcata splenomegalia, emorragie, eritroblastosi nel sangue periferico. I globuli rossi, che sono di aspetto normale, raggiungono il numero di 7-8 milioni per mm3, con aumento parallelo dell'emoglobina. Si può associare un aumento di globuli bianchi e piastrine. La terapia, che prevede salassi e farmaci anti blastici, non è efficace e i soggetti colpiti vanno incontro a morte di solito in 10-15 anni per trombosi vascolare o trasformazione maligna in leucosi acuta, pancitopenia o mielofibrosi con splenomegalia.

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