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ermetismo

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Lessico

sm. [sec. XIX, da ermetico].

1) Nome convenzionale dato alla letteratura sapienziale greca fiorita nel tardo ellenismo, a cominciare dai sec. II e III, senza considerare i presupposti risalenti al sec. IV a. C.

2) Per estensione, qualità di ciò che è ermetico; oscuro, di difficile interpretazione.

3) Corrente della letteratura italiana del Novecento che ebbe il suo culmine tra le due guerre mondiali.

Religione e filosofia

L'ermetismo ellenistico, formato di opere varie e persino contraddittorie, è così detto per la sua pretesa di essere stato dettato da un unico autore: Ermete Trismegisto. L'idea di una sapienza che dà il potere magico, soteriologico e persino demiurgico, è probabilmente sorta come un estremo tributo popolare alla grande filosofia greca d'epoca classica: una specie di venerazione per la filosofia da parte di chi filosofo non era e sentiva i filosofi come maghi, possessori di segreti capaci di dare il dominio del mondo. Da questo fondamento popolare si forma il concetto di un patrimonio sapienziale trasmesso, per rivelazione, da una generazione all'altra. I testi ermetici hanno appunto la forma di dialoghi in cui un maestro (a volte un padre) rivela qualcosa a un discepolo (a volte il figlio). In tale ordine di idee il problema diventa la ricerca della sapienza, là dove essa è stata in qualche modo tramandata. Ha inizio così, anche a un buon livello culturale, la caccia alle tradizioni dimenticate che vengono reinterpretate ed esposte negli scritti ermetici; per lo più si attinge alla sapienza degli antichi Egizi, secondo uno schema della cultura greca già noto (Erodoto, Platone, ecc.). Gli studiosi hanno distinto un ermetismo “popolare” e un ermetismo “filosofico”: al primo filone vengono relegate le opere di astrologia, magia e alchimia; nel secondo si annoverano le opere di contenuto metafisico. In tali scritti compaiono due concezioni di fondo: una panteistica e l'altra dualistica (spirito contro materia). La concezione dualistica che sembra muovere da Platone (contrapposizione tra mondo delle idee e mondo della materia) conduce alla svalutazione della mondanità, sentita come condizione dovuta alla caduta dello spirito nella materia. Sia il mito di caduta che la rivelazione sapienziale soteriologica fanno allineare l'ermetismo ai movimenti religiosi detti gnostici. Ma l'ermetismo, nonostante l'opinione di qualche studioso isolato, non fu mai una religione organica; tutt'al più vi si possono scorgere i principi di un misticismo nella sua tendenza a rifiutare il mondo.

Letteratura

Inizialmente usato in senso spregiativo come sinonimo di oscurità – e in tal senso autorevolmente divulgato da F. Flora, che nel suo volume La poesia ermetica (1936) giudicò severamente le tendenze criptografiche della nuova poesia – il termine ha assunto un significato storico, designando la più alta espressione di letteratura decadente in Italia nella prima metà del nostro secolo. Le premesse dell'ermetismo si ritrovano nell'opera di Mallarmé e più in generale nelle esperienze del simbolismo e del surrealismo, che formarono il tessuto di una nuova cultura poetica. Dai simbolisti francesi e, ancor prima, da Baudelaire derivavano la nuova tecnica analogica (con la conseguente distruzione dei nessi grammaticali), la riscoperta della parola nel suo valore più puro come unica realtà, la tensione estrema del linguaggio, ricco di termini arcaici, rari e preziosi. Al centro della concezione ermetica è il sentimento della fondamentale solitudine dell'uomo, smarrito in un mondo ostile, in una natura enigmatica, in cui si moltiplicano ossessivamente le presenze misteriose, i simboli da interpretare. La letteratura diventa così, per l'ermetismo, l'ultimo valore di un mondo che rovina: la vita è ridotta alla letteratura. Tale concezione (sulla quale non fu priva di influssi la nozione crociana dell'arte come intuizione pura) era già balenata nella poesia dei crepuscolari, che avevano respinto con fastidio la retorica dannunziana, e nelle suggestive esperienze liriche di C. Sbarbaro (Pianissimo, 1914) e di D. Campana (Canti orfici, 1914); ed ebbe il suo vero punto di partenza nella raccolta Il porto sepolto (1916) di G. Ungaretti, che rifiutava le “parole abusate”. Nel primo dopoguerra, l'ascesa del fascismo al potere fu l'avvenimento che incise più bruscamente sull'ermetismo, determinandone il rifiuto radicale della retorica magniloquente cara alla dittatura e la presa di coscienza della vanità di ogni speranza in un universo in frantumi: è il famoso non montaliano (“Codesto solo, oggi, possiamo dirti, / ciò che non siamo, ciò che non vogliamo”). Rifiutando il concetto di poesia come eloquenza e affermando il concetto nuovo di poesia come universo in sé concluso, i poeti nuovi sanciscono infatti una condizione di incomunicabilità che coincide storicamente con l'involuzione del Paese sotto la dittatura. Figure centrali dell'ermetismo restano Montale e Ungaretti (U. Saba è da includere solo in parte nell'esperienza ermetica per Parole e le raccolte successive); con S. Quasimodo la poesia ermetica chiude il suo primo ciclo, raggiungendo i più preziosi effetti del gusto letterario novecentesco. Gli ermetici della seconda generazione si distinguono dai capiscuola per l'abbandono delle ambizioni metafisiche e gnoseologiche e per un “gusto più leggero di poesia” (Contini): nel manierismo espressivo dei numerosi poeti della scuola, spiccano le ricerche musicali di A. Gatto, il disimpegno epigrammatico di L. Sinisgalli, il pathos religioso di M. Luzi, il simbolismo arcano di P. Bigongiari, la deriva lucente di S. Penna, fino al riaffiorare di un'interpretazione storicistica della realtà nella poesia di V. Sereni. La critica ha accompagnato e chiarito le esperienze poetiche dell'ermetismo; le riviste Solaria, Letteratura, Campo di Marte esercitarono una fondamentale funzione di aggiornamento culturale; vi collaborarono, tra gli altri, S. Solmi, G. De Robertis, L. Anceschi, C. Bo, G. Ferrata, O. Macrì, G. Contini.

Bibliografia

Per la religione

A. J. Festugiere, La révélation d'Hermès Trismégiste, 5 voll., Parigi, 1949-54; G. Sfameni-Gasparro, L'ermetismo, in “Storia delle Religioni”, vol. III, Torino, 1971; U. Grancelli, Simbolismo ermetico. Vita di Cristo, La Spezia, 1990.

Per la letteratura

S. F. Romano, Poetica dell'ermetismo, Firenze, 1942; M. Apollonio, Ermetismo, Padova, 1945; C. Bo, L'assenza, la poesia, Milano, 1945; M. Petrucciani, La poetica dell'ermetismo, Torino, 1955; P. P. Pasolini, Passione e ideologia, Milano, 1960; G. Bárberi-Squarotti, La cultura e la poesia italiana del dopoguerra, Bologna, 1966; E. Sanguineti, Poesia del Novecento, Torino, 1969; G. B. Comastri, Specchio della verità, Roma, 1989.