esàmetro

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sm. [sec. XIV; dal greco hexámetros, composto di sei metri]. Verso della metrica classica, usato soprattutto nella poesia epica, formato da sei dattili, l'ultimo dei quali catalettico, con possibilità di sostituzione di uno spondeo al dattilo nei primi quattro piedi In questo caso l'esametro si chiama dattilico; se nel quinto piede è posto uno spondeo è detto spondaico. Si chiama ipermetro l'esametro che ha una sillaba finale in più, la quale però si elide davanti alla parte iniziale del verso seguente. È detto miuro l'esametro che ha come ultimo piede un giambo o un pirrichio. Quando i due emistichi rimano tra loro l'esametro è detto leonino. § A imitazione della poesia classica l'esametro venne riproposto in volgare da L. B. Alberti e da L. Dati che lo riprodussero accoppiando un quinario, piano o sdrucciolo, con un ottonario o con un novenario. In quella metrica, da lui stesso detta “barbara”, il Carducci lo rinnovò con maggiore varietà, ottenendo interessanti combinazioni ritmiche mediante l'unione di un settenario con un ottonario o con un novenario, un senario con un novenario, un quinario con un novenario o con un decasillabo. Usarono l'esametro, tra gli altri, D'Annunzio, Pascoli, Schiller, Goethe, Browning.

B. Gentili, La metrica dei Greci, Messina-Firenze, 1952; G. B. Pighi, I ritmi e i metri della poesia latina con particolare riguardo all'uso di Catullo e di Orazio, Brescia, 1958; Autori Vari, Problemi di metrica classica, Genova, 1978.

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