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esèdra

sf. [sec. XIV; dal greco hexédra]. Vano generalmente emiciclico o in ogni modo di forma regolare (circolare o poligonale) aperto da un lato verso l'esterno. Nell'architettura antica l'esedra costituiva un elemento tipico della casa signorile greca e romana; era una sala di soggiorno e ritrovo, munita di sedili mobili, aperta da un lato verso il peristilio (casa del Fauno a Pompei). Negli edifici pubblici (palestre di Olimpia, Delo, Priene; terme di Caracalla e di Diocleziano) l'esedra, con sedile continuo lungo le pareti, era luogo di passeggio e di riunione. Normalmente usata nell'edilizia ecclesiastica medievale, in età rinascimentale e barocca l'esedra venne ripetutamente proposta come struttura edilizia a livello di disegno urbano (colonnato di S. Pietro a Roma, Royal Crescent di Bath, ecc.). Dal principio del sec. XX a oggi, l'essenzialità volumetrica di questo elemento fa sì che esso venga utilizzato da gran parte degli architetti contemporanei come puro espediente geometrico.

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