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escrezióne

sf. [sec. XVII; dal latino tardo excretío-ōnis, vagliatura]. Eliminazione di sostanze superflue o di prodotti del catabolismo cellulare che avviene attraverso gli emuntori. Impropriamente, anche l'emissione da parte delle ghiandole esocrine dei secreti da loro prodotti. § L'escrezione di prodotti azotati avviene attraverso l'intera superficie del corpo nei Protozoi e negli animali molto piccoli privi di organi escretori, ma negli animali più complessi ha luogo principalmente a carico dell'apparato escretore. Gli organi escretori sono strutture solitamente tubulari o sacciformi adattate per la concentrazione dei prodotti di rifiuto. I principali organi preposti all'escrezione sono i protonefridi, tipici, ma non esclusivi, degli animali acelomati (Platelminti); i metanefridi, propri dei celomati (Anellidi e gruppi affini) e trasformati negli Artropodi in ghiandole antennali, mascellari e coxali; i tubuli malpighiani, presenti negli Insetti e in alcuni Aracnidi, e i reni dei Vertebrati. Fra gli animali sono variamente presenti anche strutture di accumulo dei prodotti dell'escrezione, come singole cellule (nefrociti) o formazioni pluricellulari.