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esostòsi

sf. [sec. XVIII; greco exóstōsis]. Processo iperplastico osseo, a sviluppo superficiale e limitato. Sedi frequenti di esostosi sono: il calcagno (esostosi retro- e sottocalcaneare); il dorso della falange distale dell'alluce con tendenza a scollare e a sollevare l'unghia (esostosi sottoungueale); la volta cranica (esostosi del cranio), quasi sempre legata a traumi, che spesso, se ripetuti, possono stimolare il processo esostosico in qualsiasi altra sede (esostosi traumatica). Un forma di esostosi a carattere ereditario, determinata secondo un meccanismo autosomico dominante, è la malattia delle esostosi multiple. È caratterizzata da esostosi cartilaginee e osteocartilaginee che colpiscono soprattutto le metafisi e che portano a deformazioni metafisarie ad accorciamento osseo. Si tratta di una proliferazione benigna che talora può degenerare in sarcoma. Le esostosi osteocartilaginee, o osteocondromi, sono tumori ossei benigni che compaiono soprattutto tra i 10 e i 20 anni di età. Possono essere singoli o multipli e a carattere familiare. È stata anche segnalata una malattia, chiamata morbo di Camurati-Engelmann, caratterizzata da esostosi diffuse a tutto lo scheletro e spesso imponenti a livello della diafisi delle ossa lunghe; sembra legata a una complessa disendocrinia. La sintomatologia delle esostosi dipende dalla loro localizzazione: dolorosissime nella deambulazione sono le esostosi retro- e sottocalcaneare e sottoungueale. La cura si attua con radioterapia locale o con l'asportazione chirurgica radicale; il morbo di Camurati-Engelmann viene trattato con preparati cortisonici.