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esposìmetro

sm. [sec. XX; dal latino exposítus, esposto+-metro]. Strumento usato in fotografia e cinematografia per stabilire l'esposizione da dare alla pellicola, in funzione della sua sensibilità e dell'illuminazione del soggetto. L'esposimetro al selenio "Vedi schema A vol. IX, pag. 170" , "Per lo schema A vedi il lemma dell'8° volume." costituito da una fotocellula che genera una corrente elettrica proporzionale all'intensità della luce che la colpisce, da un microamperometro che indica il valore della corrente e da un termistore di compensazione della temperatura ambiente, è stato ormai praticamente abbandonato, a causa delle dimensioni della fotocellula (la cui efficienza inoltre si riduce col tempo), e della sua scarsa sensibilità a bassi livelli di illuminazione. Negli esposimetri a fotoresistenza l'elemento sensibile alla luce è costituito da una resistenza (al solfuro di cadmio, al silicio o all'arseniuro di gallio) il cui valore diminuisce all'aumentare dell'intensità della luce che la colpisce, e che è inserita in un circuito alimentato da una pila. La corrente che scorre nel circuito, proporzionale all'intensità della luce, viene misurata da un microamperometro. Gli esposimetri a fotoresistenza "Per lo schema B vedi il lemma dell'8° volume." "Vedi schema B vol. IX, pag. 170" sono preferiti (malgrado richiedano il cambio periodico della pila), sia per la maggiore sensibilità e precisione a bassi livelli di illuminazione, sia per le ridotte dimensioni dell'elemento sensibile, che ne consente l'inserimento negli apparecchi fotografici, cinematografici e di ripresa televisiva. Negli esposimetri incorporati è stato eliminato anche il microamperometro, troppo delicato, ingombrante e costoso; il valore della corrente che scorre nel circuito provoca, nelle macchine a controllo manuale, l'accensione di una serie di LED, che indicano la corretta esposizione. Nelle macchine a esposizione automatica, invece, esso predispone, attraverso un circuito elettronico, il tempo di otturazione nel caso di esposizione “a priorità di diaframma” (scelto dal fotografo) o il valore del diaframma nell'esposizione “a priorità di tempo” (pure scelto dal fotografo). Nelle macchine a esposizione “programmata” il circuito elettronico, più complesso, sceglie una coppia tempo-diaframma, in base a uno o più “programmi” memorizzati; alcuni di essi tengono conto anche della lunghezza focale dell'obiettivo. Negli esposimetri, incorporati o manuali, la lettura dell'esposizione può essere “media”, quando l'elemento sensibile rileva l'illuminazione dell'intera scena; “semispot” quando rileva solo quella della parte centrale; “spot” quando esplora solo una minima parte del soggetto, consentendo di valutarne il con trasto con più misure di vari punti diversamente illuminati, per scegliere l'esposizione più opportuna. Particolari esposimetri incorporati eseguono automaticamente più letture, in punti caratteristici del fotogramma, utilizzandone poi il valore medio. La determinazione dell'esposizione per la ripresa di un soggetto può essere eseguita misurando la luce riflessa dal soggetto stesso oppure quella su esso incidente. Nel primo caso si punta l'esposimetro verso il soggetto misurandone da una certa distanza l'illuminazione generale, oppure eseguendo a distanza ravvicinata delle letture selettive nelle zone di maggiore interesse. Nel secondo caso si pone l'esposimetro vicino al soggetto orientandolo verso la macchina fotografica. Uno schermo opalino posto davanti all'elemento fotosensibile consente l'integrazione della luce proveniente dalle varie direzioni. Gli esposimetri vengono utilizzati anche in camera oscura, per determinare l'esposizione in sede di stampa. Gli esposimetri da flash (detti anche flashmeters) sono capaci di misurare l'illuminazione del soggetto realizzata con i lampeggiatori da studio, e determinarne, di conseguenza, la corretta esposizione.

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