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essènza

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Lessico

sf. [sec. XIII; dal latino essentía].

1) L'insieme delle note e delle caratteristiche di una cosa che essa ha come necessariamente proprie, indipendentemente dalla sua esistenza contingente o da altre annotazioni di carattere accidentale. Per estensione, elemento fondamentale; caratteristica che contraddistingue una cosa, un concetto e simili: l'essenza del discorso.

2) Liquido oleoso, volatile, di odore caratteristico, spesso gradevole, che si ricava da piante aromatiche o da secrezioni di organi animali (castoreo, muschio, ambra grigia, zibetto) per pressione, estrazione con solventi e sostanze grasse e per distillazione in corrente di vapore; è detta anche olio essenziale od olio etereo. Le essenze sono insolubili in acqua, facilmente solubili in alcol, etere e nei grassi. Sono costituite da mescolanze di varie sostanze organiche alifatiche, aromatiche, isocicliche ed eterocicliche; i componenti principali sono generalmente rappresentati dai terpeni. Le essenze trovano vasto impiego sia da sole, in soluzione idroalcolica per la preparazione di profumi, sia in combinazione con altre materie prime per dare un gran numero di prodotti cosmetici. Varie essenze vengono adoperate in farmacologia per le loro proprietà antisettiche-disinfettanti, revulsive, e per una modesta azione anestetica locale. Essenze sia naturali sia sintetiche sono usate anche in pasticceria, liquoreria e confetteria.

3) Il termine indica genericamente una specie o un tipo di pianta (essenza legnosa, essenza arborea, essenza arbustiva, ecc.) o anche un tipo di legno (essenza dolce, essenza forte).

Filosofia

Essenza di una cosa è la sua “sostanza” necessaria, ciò che essa “è e non può non essere”. Così la definì Aristotele distinguendola dall'accidentalità (insieme delle determinazioni non essenziali della cosa), e di conseguenza affermò che la scienza autentica è, propriamente, solo scienza dell'essenza necessaria, mentre le determinazioni accidentali sono solo oggetto di conoscenza empirica. Fondamentali elementi di questo concetto si trovano però già in Platone, che, muovendo da Socrate, costruì con la sua teoria delle Idee una vera e propria metafisica delle essenze, intese come Idee immutabili, necessarie ed eterne, distinte e separate dal mondo mutevole e contingente, partecipanti del principio supremo, il Bene, che di esse è l'unità armonica. Ma l'ipostatizzazione platonica delle essenze fu combattuta proprio da Aristotele, che confutò il “dualismo” implicito in tale teoria e ricercò la definizione di essenza nell'“interiorità” di una cosa. La stretta identificazione aristotelica di teoria dell'essenza e di teoria della sostanza rimase pressoché inalterata lungo tutto il corso del pensiero medievale, spesso anche attraverso la mediazione neoplatonica. Ma il pensiero medievale, assumendo a sua base la rivelazione cristiana, si pose il problema del fondamento delle essenze in Dio, già del resto accennato nel suo platonismo, e insieme sviluppò il discorso sulla realtà e conoscibilità delle essenze nella nota “disputa sugli universali”. Importanti in questo campo i rapporti fra essenza ed esistenza: nella filosofia araba Averroè aveva negato fra esse ogni distinzione; l'aveva invece ammessa Avicenna, che definiva l'esistenza una “forma accidentale” dell'essenza; San Tommaso ammette fra esistenza ed essenza una distinzione reale per le cose finite, mentre in Dio vi è perfetta identità tra l'una e l'altra. Alla fine della filosofia scolastica ricomparve l'alternativa stoica ad Aristotele con il nominalismo di Guglielmo di Occam, che distinse l'essenza, come definizione di una cosa, dalla determinazione della sua sostanza necessaria. La dottrina dell'essenza come pura predicazione nominale ricompare spesso nella logica moderna e contemporanea (Locke, Stuart Mill, Lewis, Carnap); complessivamente, però, nel pensiero contemporaneo, se il problema dell'essenza è considerato di scarso peso dalle correnti di stampo empiristico o positivistico, le correnti fenomenologiche che fanno capo a Husserl ripropongono la filosofia come ricerca delle essenze quali dati dell'intuizione intellettuale che coglie la struttura immutabile, ultima e sostanziale delle cose. Per parte loro, le correnti esistenzialistiche affermano la priorità della considerazione dell'esistenza nei confronti dell'essenza, sicché l'essenza di un essere può venire intesa soltanto muovendo dalla sua esistenza fattuale.