essudato

sm. [sec. XX; pp. di essudare].

1) Materiale che filtra da cellule viventi: per esempio la resina dalle piante.

2) In patologia, materiale liquido che nel corso dei processi infiammatori si raccoglie negli spazi interstiziali dei tessuti, nel connettivo lasso o nelle cavità sierose (pleura, peritoneo, pericardio). La formazione di essudato è la conseguenza dell'aumento di permeabilità dei capillari sanguigni nel tessuto infiammato, per cui frazioni variabili di plasma possono uscire dai vasi accumulandosi nei tessuti. Oltre che le proteine del plasma, nell'essudato sono presenti cellule di provenienza ematica (granulociti neutrofili ed eosinofili, linfociti, plasmacellule, macrofagi, globuli rossi) e sostanze provenienti dalla distruzione o dall'attività metabolica del tessuto infiammato. Secondo la composizione, l'essudato può essere sieroso, catarrale, fibrinoso, purulento, siero-emorragico, ecc. La formazione di essudato tende a circoscrivere il processo morboso, impedisce la diffusione dei microrganismi, blocca con meccanismo immunitario l'azione di eventuali antigeni dannosi e neutralizza l'iperacidità del tessuto infiammato. L'essudato si distingue dal trasudato per l'elevata concentrazione in proteine, cellule o materiali solidi di provenienza cellulare.