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etiopismo

sm. [da etiope]. Movimento religioso d'irredentismo africano sorto in Sudafrica nel sec. XIX. Nel 1892, tra gli operai neroafricani delle miniere d'oro del Witwatersrand, il profeta indigeno Mangena M. Mokone, educato nelle missioni wesleyane, fondò la chiesa etiopista (così detta dal termine Etiopia usato nella Bibbia per designare tutta l'Africa). La liturgia etiopista adotta per lo più i modelli delle missioni protestanti operanti nella zona: preghiere, inni e letture della Bibbia; ma i sermoni e le interpretazioni bibliche sono adattati alle tradizioni e alle istanze indigene. L'ideale panafricanista dell'etiopismo, espresso dal dogma fondamentale “L'Africa agli Africani”, non risponde minimamente alle realizzazioni pratiche che, respingendo la cultura europea, trovano nelle tradizioni tribali i loro modelli imprescindibili. Sorgono così numerosissime Chiese, sette, sezioni etiopistiche rispondenti, più che al comune ideale africanista, alle esigenze e alle tradizioni locali. Sono organismi separati l'uno dall'altro che ripetono nella loro struttura il modello della tipica società bantu sudafricana dominata da un capo o re politico e religioso. L'etiopismo, avversato dalle autorità sudafricane sin dalla sua nascita quale movimento fomentatore di rivolte, ebbe dal 1925 un riconoscimento ufficiale mediante una legge che prevedeva le norme per la legalizzazione delle diverse Chiese.

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