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etnìa

sf. [dal greco éthnos, popolo]. Termine equivalente a gruppo etnico, ossia un insieme umano i cui individui hanno in comune caratteri linguistici e culturali. Un tempo etnia aveva significato restrittivo, in quanto coloro che venivano considerati a essa appartenenti dovevano avere in comune anche i caratteri antropologici; in seguito si è ammesso il principio dello scambio dinamico fra tipi umani diversi, salvaguardando solo l'unità culturale e linguistica. Un'etnia può essere formata da individui morfologicamente dissimili e anche meticciati, ma aventi in comune elementi culturali. Nelle diverse lingue europee il termine designava un tempo, come quello di tribù, le popolazioni “pagane” in opposizione ai popoli “cristiani”. Successivamente etnia è entrato nell'uso – in concomitanza con l'affermarsi di una disciplina etnologica – per definire i popoli cosiddetti “primitivi”, i quali apparivano troppo arretrati per poter essere designati con il termine “nazione” o “Stato”. Il termine etnia mette l'accento sul sentimento di appartenenza a una comunità condiviso da un certo numero di persone, che parlano la medesima lingua. Tuttavia, accanto a questo sentire una comune appartenenza, nel termine è filtrata una connotazione di “naturalità” della comunità definita etnia, che deriva dal termine razza, al quale etnia si è trovato spesso associato in particolare a partire dalla metà dell'Ottocento. Così, l'espressione gruppo etnico, diffusasi ampiamente per via dell'amplificazione data ai numerosi conflitti sorti in varie parti del mondo fra gruppi contrapposti appunto su presunte basi etniche, è utilizzata per designare una minoranza culturale. La complessa storia del termine etnia ha contribuito alla sua reificazione in una visione naturalizzante dell'entità a essa associata. A questa concezione dell'etnia come entità discreta dotata di una cultura, di una lingua e di caratteristiche psicologiche e caratteriali specifiche e “pure” hanno contribuito certamente anche le scienze sociali e specialmente l'antropologia, che su tale nozione ha costruito e organizzato il suo sapere. A partire dagli anni Settanta, tuttavia, gli antropologi hanno maturato la consapevolezza del carattere costruito e in perenne divenire delle etnie, in quanto dipendenti dal mantenimento di una frontiera che è soggetta a continue variazioni e richiede quindi una codificazione sempre nuova delle differenze culturali fra gruppi vicini. Lungi dall'essere un'entità naturale, “pura” e immutabile, dunque, l'etnia è un costrutto storico e culturale, soggetto ai continui processi di contatto, scambio e mescolanza fra gruppi umani diversi e la sua concezione in termini di immutabilità e purezza è totalmente ideologica e strumentale. In Germania, nei Paesi slavi e in quelli europei del Nord i termini derivati di etnia concentrano il significato sul senso di appartenenza a una collettività. In Francia il criterio fondamentale dell'etnia è la condivisione della lingua. Il termine non esiste nella lingua inglese e l'espressione ethnic group è di creazione recente e indica una minoranza culturale. Per numerose ragioni, tra cui l'incremento dell'emigrazione urbana, il fallimento delle lotte di classe, la critica di alcuni aspetti dell'ideologia nazionalista, il concetto di etnicità è diventato un valore positivo di identità.

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