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etrusco

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Lessico

agg. e sm. (pl. m. -chi).

1) Proprio dell'Etruria: popolo etrusco; abitante o nativo dell'Etruria; la lingua parlata nell'Etruria.

2) Lett., toscano: “i momenti... in cui, invece di toscano, si dice etrusco sono frequenti” (Brancati).

Linguistica

Lingua dell'Italia antica attestata, a partire dal sec. VII a. C., da migliaia di iscrizioni redatte in un alfabeto, derivato da quello greco, di cui sono ben noti i valori fonetici. Il problema fondamentale riguardante l'etrusco non è quindi quello di decifrarne il sistema di scrittura, bensì quello di interpretarne i testi scritti in un alfabeto noto ma in una lingua ignota. Alcuni risultati si sono finora ottenuti dai pochi documenti bilingui che però, anche per la loro brevità, si sono dimostrati scarsamente redditizi. Anche il metodo etimologico o comparativo non ha recato contributi di rilievo per la mancanza di lingue ben note sicuramente affini all'etrusco. Maggiori risultati si sono invece ottenuti con l'analisi interna degli stessi documenti etruschi fatta con il metodo combinatorio. Per quanto riguarda la struttura fonetica di questa lingua, risulta chiara la mancanza delle occlusive sonore (b, d, g) e del timbro vocalico o. Di conseguenza nei prestiti da altre lingue le occlusive sonore sono riprodotte con le sorde corrispondenti (p, t, k o c) e la vocale o con u. Questo ha permesso di riconoscere che parole greche sono passate al latino attraverso l'etrusco: così il termine latino amurca (morchia dell'olio) dal greco amórga. Nel campo morfologico si possono notare formazioni di plurale in -ar (clan, figlio, clenar, figli), forme di genitivo in -s -l (-sa, -si, -al, -la), forme di preterito in -ce, -xe. Una piccola parte del lessico è nota anche attraverso poche glosse, non tutte sicure, tramandate dagli antichi: così si sa che aisar in etrusco significa ''dei'', che le parole latine balteum, hister, lanista sono di origine etrusca. Nell'etrusco si può ammettere la convergenza di elementi egei e micrasiatici con elementi preindeuropei indigeni dell'Italia. La presenza di elementi indeuropei in etrusco (per esempio nefts, nipote, latino nepos, ant. ind. nápāt) si può spiegare sia con l'influsso già esercitato da popolazioni indeuropee sulla componente etrusca di origine anatolica, sia attraverso i contatti avvenuti su suolo italico con altri popoli indeuropei. Il patrimonio delle conoscenze sull'idioma etrusco si è significativamente arricchito grazie all'iscrizione ritrovata, nel 1992, sulla cosiddetta Tabula Cortonensis, una lastra in bronzo di circa 28 x 45 cm, di cui è stato pubblicato, nel 2000, il primo studio ufficiale del testo. Lo studio della tavola, che reca un'iscrizione di 40 righe, distribuite in maniera diseguale sulle due facce, ha confermato che questa fu portata a termine da due scribi diversi e realizzata a Cortona. L'elemento di maggiore interesse risiede nella natura del testo, che non è di carattere religioso o funerario, ma sembra invece essere un atto giuridico di un cambiamento di proprietà o di possesso di appezzamenti di terreno e beni fondiari nei pressi di Cortona. Tra i vocaboli vi sono le parole vina, proposto dagli studiosi come equivalente etrusco di "vigna"; thuch, l'equivalente di ''casa''; il probabile nome etrusco del lago Trasimeno: tarsminas.

M. Pallottino, Testimonia linguae Etruscae, Firenze, 1969; A. D'Aversa, La lingua degli Etruschi, Brescia, 1979; P. Bernardini Marzolla, L'etrusco. Una lingua ritrovata, Milano, 1984; G. Bonfante, Lingua e cultura degli Etruschi, Roma, 1985; L. Agostiniani, Lessico etrusco cronologico e topografico, Firenze, 1988.