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extrasìstole

sf. (pl. -i) [sec. XIX; extra-+sistole]. Battito precoce del cuore che si intercala tra due sistoli normali. L'extrasistole è prodotta da un impulso contrattile che nasce da un territorio cardiaco ectopico, cioè da una zona del cuore diversa dal nodo seno-atriale, ordinaria sede di origine degli impulsi. L'extrasistole è seguita da un periodo di rilasciamento del cuore di durata superiore alla norma, chiamato “pausa compensatoria”. Le extrasistoli possono essere isolate e sporadiche oppure succedersi periodicamente con un certo ordine (alloritmia); se le extrasistoli si presentano in serie successiva si parla di “extrasistoli a salve”. In base alla sede d'origine dell'impulso, le extrasistoli si dicono ventricolari se originano da un punto qualsiasi del ventricolo, oppure sopraventricolari se originano da un centro ectopico dell'atrio o del nodo atrioventricolare. Le extrasistoli si possono avere in soggetti normali senza che possiedano alcun significato patologico, ma possono anche associarsi a stati di sofferenza del miocardio o a gravi malattie organiche, soprattutto se compaiono con i caratteri dell'alloritmia. Al momento dell'extrasistole si può avvertire un senso di tuffo al cuore, di pausa o di arresto momentaneo del cuore, sensazioni dovute alla pausa compensatoria. Questi sintomi soggettivi sono più frequenti nel soggetto sano, in quanto il cardiopatico di solito non riesce ad avvertirli. In ogni caso, il riscontro obiettivo di un'aritmia extrasistolica è affidato all'elettrocardiogramma, la cui morfologia risulta più o meno alterata, essendo l'extrasistole un disturbo di generazione e di propagazione degli impulsi elettrici nel cuore. In caso di extrasistoli frequenti e fastidiose, oltre che pericolose, si può ricorrere all'ablazione del focus ectopico da cui origina l'impulso elettrico aberrante.