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fàccia

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Lessico

sf. (pl. -ce) [sec. XIII; latino facíes, aspetto, faccia].

1) Parte della testa situata anteriormente nella metà inferiore del cranio. Si suddivide in regioni superficiali (nasale, labiale, mentoniera, masseterina, geniena) e regioni profonde (zigomatica, pterigo-palatina, boccale, faringea). La faccia è sede di alcuni organi di senso (vista, olfatto, gusto) e contiene le porzioni iniziali degli apparati digerente e respiratorio.

2) Nel linguaggio com., viso, volto. In varie loc. fig. ed estensivamente: chiudere, sbattere la porta in faccia a qualcuno, cacciarlo in malo modo; dire qualche cosa in faccia a qualcuno, dirgli quello che si pensa; ridere in, sulla faccia a qualcuno, schernirlo, dimostrargli disprezzo; non guardare in faccia a nessuno, essere assolutamente imparziale, procedere con decisione; gettare qualche cosa in faccia a qualcuno, gettargliela contro, rinfacciargliela; faccia a, con il viso rivolto, aderente a: sdraiarsi faccia a terra; alla faccia di qualcuno, con suo grande dispetto; voltare la faccia, girare lo sguardo, anche cambiare opinione, atteggiamento; di faccia, di fronte: alcuni sono ritratti di faccia, altri di profilo; davanti, dirimpetto: la casa di faccia alla chiesa; in faccia, davanti, alla presenza di: lo ha ripetuto in faccia a tutti; a faccia a faccia, uno di fronte all'altro. In particolare, nel linguaggio giornalistico, faccia a faccia, incontro diretto in studio televisivo tra due esponenti di opposte fazioni o tra il conduttore di un programma e un personaggio d'attualità.

3) Fig., atteggiamento del viso, espressione, aspetto, apparenza: faccia leale, feroce; avere una bella, una brutta faccia, avere un aspetto sano, malaticcio; fare una faccia, assumere una determinata espressione: hanno fatto una faccia incredula; ha fatto una faccia, ha assunto un'espressione di grande meraviglia; glielo si legge in faccia, lo si vede chiaramente dal suo aspetto; perdere, salvare la faccia, perdere o riuscire a salvare la propria reputazione in una situazione difficile; essere, avere una faccia tosta, di bronzo, essere sfrontato, impudente; faccia di, persona che presenta determinate caratteristiche negative: una faccia di delinquente. Per estensione, modo di essere di una cosa: avvenimenti che hanno cambiato la faccia del mondo; le molte facce di una questione, i suoi diversi aspetti. In particolare, coraggio, impudenza, sfacciataggine: ha avuto la faccia di comparirmi davanti.

4) Persona, individuo: una faccia che non ho mai visto; una faccia nuova, una persona che non si conosce.

5) Superficie, per lo più piatta, di un oggetto, specialmente quella che si trova dalla parte di chi guarda: la faccia della Luna, del Sole. La faccia della Terra, il mondo: gli animali che vivono sulla faccia della Terra. In particolare, ciascuna delle due superfici opposte di un foglio di carta o cartone; in marina, la superficie delle vele quadre rivolte verso prora: vento in faccia, si dice quando il vento, soffiando da un settore prodiero, colpisce di rovescio le vele in modo da farle prendere a collo.

6) In geometria, ciascuna delle superfici a forma di poligono che delimitano un solido poliedrico; anche ciascuna delle superfici piane indefinite comprese tra due spigoli consecutivi di un angoloide. In particolare, in cristallografia, ognuna delle superfici piane che delimitano un cristallo.

Antropologia

Nel vivente la forma d'insieme della faccia è determinata non solo dalla conformazione della struttura ossea, ma anche da altre componenti, quali il maggiore o minore sviluppo delle masse muscolari, la distribuzione più o meno abbondante dell'adipe sottocutaneo, il tipo di attaccatura dei capelli, che concorrono ampiamente a stabilire le caratteristiche fisionomiche individuali. Per quanto il notevole polimorfismo della faccia impedisca di associare una particolare morfologia con un gruppo umano determinato, tentativi di sistematizzazione della morfologia facciale sono stati operati a più riprese; i più significativi tengono conto soprattutto della configurazione ossea sottostante le parti molli e si basano su diametri e indici facciali. Particolarmente interessante in questo contesto è il tentativo di sistematizzazione sulla base della distribuzione dei valori assunti dall'indice facciale morfologico, che permette di distinguere tre forme principali : cameprosopa, mesoprosopa, leptoprosopa. La distribuzione geografica di queste forme è stata illustrata ampiamente da R. Biasutti, secondo il quale la forma cameprosopa appare prevalentemente distribuita nelle regioni tropicali e australi, interessando in modo particolare le popolazioni dell'Oceania, fra le quali sono stati riscontrati valori di indice facciale tra i più bassi. La leptoprosopa è tipica soprattutto di alcune aree dell'Europa, dell'America Settentrionale e dell'Asia Minore ed è interpretata come carattere evolutivo di recente acquisizione. La mesoprosopa interessa invece in modo generalizzato tutto il resto del mondo abitato. Di particolare interesse nella comparazione di materiale scheletrico e fossile, ma anche sul vivente, è l'indice facciale superiore, che può permettere una valutazione critica delle variazioni del complesso osseo zigomatico-mascellare in rapporto anche alle modificazioni del neurocranio. Lo studio di crani fossili per mezzo dell'indice facciale superiore documenta la sostanziale differenza strutturale della faccia nel passaggio fra i neandertaliani e i primi rappresentanti dell'Homo sapiens (Fanerantropi, secondo S. Sergi). Tra i primi, infatti, il complesso zigomatico-mandibolare appare accentuatamente sviluppato in altezza conferendo all'insieme un aspetto di tipo “pitecoide”; nei secondi esso si accorcia considerevolmente e in modo tale che i valori assunti dall'indice si mantengono quasi costantemente al di sotto delle medie dei più bassi valori riscontrabili nell'uomo attuale. Dalla serie dei reperti fossili, o dalle loro ricostruzioni, che precedono il tipo di Neanderthal e si spingono fino alle Australopitecine attraverso i Sinantropi e i Pitecantropi, è possibile riconoscere, sia pure in modo incerto e diluito nel tempo, la costanza del progressivo accorciamento della faccia, come risposta plastica alle mutevoli condizioni architetturali della volta cranica. Parallelamente, ma anche in questo caso soprattutto negli ultimi stadi dell'evoluzione umana, si assiste a un alleggerimento dell'intera struttura ossea della faccia da interpretarsi probabilmente in funzione della generale riduzione delle masse muscolari su di essa inserite. L'insieme di tutte queste modificazioni strettamente correlate fra di loro, sarebbe poi interpretabile da un lato nel contesto delle ristrutturazioni craniche conseguenti l'acquisizione della stazione eretta, dall'altro in funzione anche di particolari aspetti culturali (quali per esempio l'affermarsi della cottura e del trattamento degli alimenti) che avrebbero reso superfluo un eccessivo sviluppo di imponenti masse muscolari masticatorie e quindi di una pesante struttura ossea di sostegno. Oltre che dai succitati indici la forma della faccia è caratterizzata, in profilo, dalla presenza o assenza di prognatismo. Anche questo carattere, rilevabile sia sul cranio sia sul vivente in norma laterale, riveste un importante significato evolutivo: è da osservare infatti che la proiezione in avanti del mascellare (che definisce la forma “a muso” del complesso facciale) diminuisce progressivamente nella serie animale dei Mammiferi superiori fino a manifestare la sua più ridotta espressione nei Primati. Nell'uomo attuale esso può apparire anche in condizioni relativamente accentuate in modo non costante e in ogni caso in forma tale da non potere essere considerato una caratteristica fissa di valore diagnostico nella definizione di gruppi umani anche se appare frequente in popolazioni primitive (per esempio Tasmaniani). Per quanto riguarda la serie di ominidi fossili, anche in questo caso si ammette una progressiva riduzione del carattere che bene si inquadrerebbe nell'insieme delle considerazioni discusse più sopra e riferite alle modificazioni evolutive subite dal complesso facciale. Ovviamente altre caratteristiche intervengono nel determinare sia la forma generale della faccia sia la sua espressione fisionomica nel vivente; tra queste la larghezza della mandibola e l'entità dell'angolo mandibolare, la prominenza più o meno accentuata del mento, la forma e le dimensioni del naso e degli occhi sono le più significative.