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fàllico

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Lessico

agg. (pl. m. -ci) [sec. XVII; dal greco phallikós, tramite il latino phallícus]. Relativo al fallo; a forma di fallo: idolofallico; culto fallico; fase fallica, nella psicanalisi, terza fase della sessualità infantile (seguente quella anale e orale), caratterizzata da uno specifico interesse per il pene e accompagnata dallo sviluppo del complesso di castrazione e dal superamento di quello di Edipo.

Religione

L'organo sessuale maschile trova presso moltissime culture un valore mitico-rituale, che si proietta su un piano di pienezza esistenziale. Di qui l'apparire di esseri fallici, in cui tale organo assume una carica di potenza genitale-fecondativa, quasi sempre positiva e benefica; o addirittura la personificazione dell'organo stesso. Ma già nel mito si trascende l'immediato per attingere valenze ideologiche che si ampliano fino alla creazione, alla cosmogonia, alla fecondità animale e vegetale, all'abbondanza in genere: in India il dio Śiva crea gli esseri assumendo la forma di fallo, che viene poi omologato con il pilastro cosmico, su cui defluisce l'energia necessaria agli dei e agli uomini. Nel mito della creazione dello shintoismo i due dei Izanagi e Izanami immergono una lancia nella materia fluida e le gocce che cadono da essa si trasformano in isole; nell'area polinesiana il verme, il serpente e la radice sotterranea sono simboli fallici. Nell'antico Egitto il fallo di Osiride costituiva il fondamento del mondo; nell'antico Messico il nome del dio Xipe-totec ha la radice comune con xipitil (o xipilli), il membro maschile; presso i Germani il dio Frey veniva rappresentato con un grande fallo. Il culto fallico s'allarga anche a tutta una simbologia che comprende gli animali a forma lunga e puntuta (anguilla, pesce, serpente), gli alberi, oggetti e strumenti vari. Uno degli emblemi più costanti è la pietra verticale: nell'area semitica le massebe fenicio-cananee, i kudurru (o pietre terminali) di Assiria e Babilonia, i betili degli arabi preislamici; in India i grandi linga śivaiti in pietra; fra i Celti i menhir. Nella mitologia oceanica e polinesiana prevale il serpente: il Serpente-Arcobaleno nei riti della Terra di Arnhem con funzione generatrice dell'acqua. Le pratiche religiose in cui trovano evidenza le rappresentazioni falliche sono così suddivise: rituali per l'incremento della fecondità umana e, in particolare, del gruppo che celebra il rito; rituali ierogamici, in cui l'unione sessuale rinnova l'atto originario cosmogonico; rituali elementari, quali l'unzione delle pietre falliche o il versamento su di esse di libagioni (per esempio nel culto a Priapo); danze e processioni con prevalenza di forme orgiastiche (nei riti di Dioniso); riti apotropaici nella presunzione della loro virtù magica. Propri ai popoli coltivatori, questi riti fallici sono presenti anche ad altri livelli culturali.

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