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Storia: l'antica Roma

Insegna e strumento del potere di fustigare e di giustiziare che avevano i magistrati dell'antica Roma. Il fascio era costituito da un mazzo di bastoni, quasi sempre di olmo o betulla, legati da corregge rosse, con in alto una scure. I fasci erano portati, sulla spalla sinistra, dai littori che precedevano i magistrati, in numero di 12 quando scortavano il console, di 6 se scortavano il pretore. Il dittatore era invece preceduto da 24 littori in quanto assommava i poteri dei due consoli. Anche il pontefice massimo e le vestali erano scortati da littori con i fasci. In età repubblicana, dai fasci erano tolte le scuri dentro la città in quanto il cittadino aveva diritto di appellarsi al popolo contro le decisioni del magistrato. Le fonti attribuiscono al fascio origine etrusca; da una tomba di Vetulonia, chiamata perciò tomba del Littore, ne proviene uno di verghe di metallo, con scure a doppia lama, risalente al sec. VII a. C. ca. Nell'arte romana i fasci littori sono comuni nei rilievi storici ma compaiono anche, isolati, in altri monumenti, soprattutto funerari (sepolcro di Sulpicio Galba, rilievi del Campidoglio e del chiostro di S. Paolo a Roma , ecc.).

Storia: il fascio nella simbologia moderna

Il fascio come simbolo del potere statale o di unità fu ripreso nella Rivoluzione francese, mentre, dopo circa un secolo, tra il 1891 e il 1893, presero il nome di Fasci Sicilianialcune organizzazioni proletarie sorte in Sicilia, a cui aderirono operai e contadini. Subito dopo la prima guerra mondiale il fascio è divenuto insegna del Partito Nazionale Fascista (PNF). Il termine fascio è stato usato per designare il movimento politico che si espresse in Italia in tale partito e nel regime da esso diretto (impiegato assoluto, anche il partito stesso: essere iscritto al Fascio). Cronologicamente antecedente al fascismo fu il Fascio parlamentare di difesa nazionale, raggruppamento politico, promosso da Maffeo Pantaleoni, costituito nel dicembre 1917 da deputati, senatori e uomini politici allo scopo di coordinare l'azione di tutte le forze politiche italiane in appoggio al governo per superare la crisi determinata nel Paese dalla sconfitta di Caporetto. Con la fine della guerra cessò l'unità delle correnti che vi avevano preso parte e il raggruppamento si sciolse. Gli stessi Fasci di combattimento fondati da B. Mussolini il 23 marzo 1919 ebbero un antecedente nel gennaio 1915, quando Mussolini usò le espressioni “Fasci interventisti” e “Fasci di azione rivoluzionaria” per definire quelle organizzazioni interventiste che egli stesso aveva costituito. Quasi parallelamente ai Fasci di combattimento venne fondato nel 1919 da G. Gentile ed E. Codignola il Fascio di educazione nazionale, organizzazione sindacale cui aderirono numerosi insegnanti medi usciti dalla Federazione Nazionale Insegnanti, con la partecipazione di personalità come G. Lombardo-Radice, P. Gobetti, Manara Valgimigli, G. Prezzolini e altri e l'appoggio di studiosi come B. Croce e F. Momigliano. Nel 1922 l'organizzazione venne assorbita, e in pratica annullata, dal PNF.