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fìglio

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Lessico

sm. [sec. XIII; latino filíus].

1) Creatura di sesso maschile nei confronti di chi le ha dato la vita: il figlio prediletto dei genitori; figlio primogenito, figlio unico; figlio naturale, adottivo. Spesso usato con valore generico (specialmente al pl.), per indicare il sesso sia maschile sia femminile: si dolevano di non aver avuto figli; i figli di Adamo, gli uomini; figli dei figli, discendenti. Per il diritto, vedi filiazione. Unito al nome dei genitori, nel complemento di specificazione, qualifica meglio l'identità di una persona: non lo conosci? è il figlio di Mario; frequente nella fraseologia mitologica e religiosa: il figlio di Teti, Achille; il Figlio di Dio o anche solo il Figlio, Gesù; figlio del cielo (t'ien-tsŭ), l'imperatore della Cina in quanto legittimamente in possesso del “mandato del Cielo” che sottolinea il convergere del potere mondano e di quello sacrale. In loc. estens.: figlio di papà, chi supplisce alle proprie scarse capacità con le ricchezze e le influenze paterne; figlio di mamma, chi è eccessivamente soggetto e sottomesso alle cure materne; figlio del popolo, persona di umili origini; figlio d'arte, chi, nato in una famiglia di artisti, ne continua fin da piccolo l'attività; quest'uomo è un figlio del suo tempo, rispecchia gli aspetti del periodo in cui vive.

2) Con sensi fig.: A) il cittadino nei confronti della patria. B) Persona particolarmente cara, specialmente come forma di appellativo affettuoso usato da religiosi, anziani, o superiori: figlio mio, dammi retta;figli dilettissimi, frequente nelle prediche. C) Più genericamente, per esprimere una relazione diretta, conseguenza, effetto: un figlio della fortuna, un fortunatissimo; l'orgoglio è figlio dell'ignoranza.

3) Appellativo di appartenenti a congregazioni religiose.

Religione

Figlio dell'uomo, espressione biblica che significa uomo (Ezechiele 2, 1; Salmo 8, 5). Nel linguaggio apocalittico acquista un significato trascendente e divino (Daniele 7). Nel Nuovo Testamento l'espressione ripete sia il valore divino per indicare la gloria e il potere di Gesù (Matteo 24, 30; 12, 8; ecc.), sia quello umano per sottolineare la condizione umile e sofferente del Cristo (Marco 8, 31; Giovanni 3, 14; ecc.). § Figlio di Dio, espressione biblica che designa in generale un'appartenenza a Dio. Nell'Antico Testamento è attribuita agli angeli (Salmo 29, 1), a Israele come popolo eletto (Sapienza 18, 13) e al suo re (2 Samuele, 7, 14). Da titolo regale divenne denominazione messianica (Salmo 2, 8). Nel Nuovo Testamento Cristo è chiamato Figlio di Dio, prima forse in senso messianico (Matteo 16, 16), poi nel senso stretto di filiazione divina (Luca 22, 70). La Chiesa primitiva faceva professione di fede in “Gesù Figlio di Dio” (Atti 8, 37). § Figlio del Sacro Cuore di Gesù, congregazione religiosa fondata a Verona nel 1867 da monsignore Daniele Comboni per l'evangelizzazione degli infedeli, specialmente in Africa centrale.

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