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fòlico

agg. [dal latino folíum, foglia]. Acido folico, sostanza naturale contenuta in quasi tutti gli alimenti di origine vegetale o animale. È noto anche come acido pteroilglutammico e come fattore vitaminico Bc. Nella struttura presenta un nucleo pteridinico legato all'acido p-amminobenzoico, il quale è a sua volta unito, mediante legame ammidico, con l'acido glutammico. Il termine indica abitualmente non una sola sostanza ma un gruppo di composti chimicamente simili che si differenziano per la natura del radicale presente a livello dell'azoto 5 del nucleo pteridinico e a livello del gruppo amminico in posizione 10:

R indica l'unità monocarbonica di cui il coenzima funge da trasportatore e può essere:

L'acido folico si presenta sotto forma di cristalli sottili, lanceolati, di colore giallo. È quasi insolubile in acqua, facilmente solubile negli alcali. È stabile nelle soluzioni a pH superiore a 5 e resiste alla temperatura di 100 ºC per un'ora. Gli alimenti più ricchi di acido folico sono le verdure fresche, la frutta, il fegato, i lieviti. Il tenore complessivo di acido folico nella dieta ordinaria varia da 50 a 2000 μg, di cui solo una parte viene assorbita dall'intestino. Va inoltre rilevato che una quota considerevole di acido folico è distrutta in seguito alla cottura degli alimenti. L'acido folico, previa trasformazione intraorganica in acido tetraidrofolico o folinico, interviene come coenzima in un gran numero di processi metabolici dei Mammiferi. La sua principale funzione è quella di consentire l'utilizzazione delle unità monocarboniose per la sintesi delle basipuriniche e pirimidiniche. È quindi essenziale per la sintesi degli acidi nucleici e, di conseguenza, per la sintesi delle proteine e per la riproduzione cellulare. Permette inoltre la sintesi dell'acido glutammico, l'interconversione della serina e glicina, la conversione dell'omocisteina in metionina. Il fabbisogno giornaliero di acido folico è di ca. 50 μg, pur potendo variare di molto in rapporto con la velocità del metabolismo e con il ritmo di riproduzione delle cellule. La richiesta di acido folico è infatti maggiore nei tessuti con più rapida riproduzione cellulare (midollo emopoietico, mucosa dell'intestino, cellule seminali, ecc.). Al contrario dell'uomo e degli altri Mammiferi che utilizzano necessariamente l'acido folico degli alimenti, la maggior parte dei microrganismi è capace di operare la sintesi dell'acido folico quando disponga dei precursori specifici (acido p-amminobenzoico, acido glutammico, ecc.). Tale processo può essere bloccato da varie sostanze che impediscono l'incorporazione dei precursori nella molecola dell'acido folico. Alcune delle suddette sostanze hanno notevole interesse nella chemioterapia delle malattie infettive per la loro azione batteriostatica nei confronti dei germi patogeni (per esempio i sulfamidici). La carenza di acido folico provoca l'anemia megaloblastica e varie forme di megaloblastosi. Queste si hanno nelle fasi terminali delle malattie neoplastiche, nelle gravi malattie emolitiche, in seguito all'uso protratto di farmaci antiepilettici, antireumatici, analgesici, antimetaboliti, antifolici. Anemia megaloblastica da carenza di acido folico e/o vitamina B₁₂ può inoltre verificarsi nel corso del terzo trimestre di gravidanza. L'acido folico viene adoperato per via orale o parenterale nelle varie forme di anemia megaloblastica e nelle anemie da carenze di vitamina B₁₂.