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falda

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Lessico

sf. [sec. XIV; dal gotico falda, piega].

1) Strato largo e sottile di materia varia; striscia, filamento: falda di cenere; cotone in falde; lamina, lamella, scaglia: l'intonaco si screpola in piccole falde. In particolare: A) Ciascuna delle porzioni della superficie di un solido di rotazione: cono a due falde, falda di un iperboloide. B) Al pl., strisce di panno o di cuoio per sorreggere i bambini ai loro primi passi. C) In geologia e geomorfologia, falde acquifere, di detrito, di ricoprimento. D) Nell'industria della confezione, ogni strato di tessuto, detto anche tesa, sovrapposto ad altri strati in modo da comporre un blocco pronto per il taglio dei modelli. Un apposito carrello, denominato faldatrice, scorrendo su rotaie da un capo all'altro del tavolo da taglio, depone le falde una sull'altra con tensione uniforme e sovrapposizione esatta.

2) Parte inferiore di un indumento, detto specialmente di ciascuna striscia che pende dietro le marsine e simili: mettersi in falde, in abito di gala; fig., attaccarsi alle falde di qualcuno, stare attaccato a qualcuno per ottenere favori; tirare, trattenere per le faldequalcuno, costringere o impedire a compiere delle azioni. Con significati specifici: A) strascico di seta bianca cinto in vita dal papa durante le funzioni pontificali. B) Pezza d'arme a trame articolate costituente l'appendice dello schienale nelle armature complete, sovente estesa ai lati e collegata ai fiancali. C) Tesa del cappello. D) La parte di un'altura più vicina al piano, pendice di un monte. E) Parte del tetto costituita da una superficie più o meno inclinata rispetto a un piano orizzontale di riferimento (piano di gronda), formata da una struttura in carpenteria (orditura) o da una piastra (soletta o solaio) su cui si appoggia un manto di copertura.

3) In macelleria, taglio di carne vicino alla lombata e alla coscia dell'animale macellato.

Geologia: falda acquifera

Zona sotterranea, costituita da terreni permeabili per porosità o per fessurazione sovrapposti a terreni impermeabili, completamente o in parte impregnata d'acqua. Le acque meteoriche e superficiali, penetrate nel terreno attraverso pori e fessure, quando incontrano uno strato impermeabile vi si distribuiscono, discendendo con esso se è inclinato, ristagnandosi se è a forma di bacino (lago freatico). Quando la superficie limite superiore della falda acquifera non è limitata da coperture impermeabili ed è pertanto sottoposta in tutti i punti alla sola pressione atmosferica normale, la falda è detta libera o freatica, dato che in essa pescano i pozzi comuni. Tale superficie prende il nome di pelo o specchio o superficie freatica; la parte di terreno compresa fra questa e il livello impermeabile (letto della falda) è denominata zona di saturazione. Se il livello impermeabile si presenta discontinuo, relativamente alle varie porzioni si possono formare delle falde freatiche ridotte dette falde sospese in quanto normalmente vengono a trovarsi a un livello superiore di quello della falda freatica principale. La superficie freatica sfuma verso la zona di aerazione tramite la frangia capillare nel cui ambito risale acqua per capillarità lungo i sottili meati della roccia. La profondità della superficie freatica può variare da pochi metri a parecchie centinaia di metri; anche la sua forma può essere variabilissima: entrambe dipendono dalla natura del terreno e da fattori climatici e stagionali. Le acque delle falde acquifere in terreni permeabili per porosità si muovono dalla zona di alimentazione alla zona di efflusso con velocità molto modeste (da qualche centimetro a qualche metro al giorno) seguendo la legge di Darcy. Velocità molto elevate possono essere invece raggiunte dalle acque sotterranee di circolazione entro terreni carsici o permeabili per fessurazione. Una falda acquifera contenuta in pressione entro terreni permeabili limitati inferiormente e superiormente da terreni impermeabili viene definita artesiana e anche imprigionata o confinata. Ogni falda artesiana ha una zona di alimentazione e una di efflusso normale nelle quali l'acqua è a pelo libero e quindi lateralmente si hanno due zone più o meno lontane ed estese dove si riducono fino ad annullarsi le caratteristiche di artesianità. L'acqua della falda artesiana, qualora venga interrotto lo strato impermeabile superiore che la tiene imprigionata (per esempio mediante un pozzo), risale a un livello, detto piezometrico, tale che la colonna d'acqua risulti in equilibrio con la pressione cui è sottoposto il pelo della falda. L'insieme dei punti corrispondenti ai vari livelli cui risalirebbe l'acqua nell'ambito di una falda artesiana se vi si praticasseropozzi costituisce una superficie immaginaria detta superficie piezometrica.

Geologia: falda di detrito

Per falda di detrito, si intende un accumulo di pezzame litoide, variabile per forma e dimensioni, ai piedi di una parete o di un versante roccioso. Risulta di norma dalla fusione o giustapposizione di più coni di detrito, alimentati dal materiale che si stacca dalla sovrastante parete per disgregazione della roccia ivi affiorante. Come i coni, anche le falde di detrito sono caratterizzate da una selezione granulometrica dei materiali che le compongono, risultando questi ultimi di dimensioni via via minori dal basso verso l'alto.

Geologia: falda di ricoprimento

Struttura di grande estensione (detta anche coltre), formata da masse rocciose che hanno subito una forte traslazione orizzontale e che si trovano in sovrapposizione tettonica sui terreni del substrato. In generale è costituita da terreni di età più antica rispetto a quelli della sommità del substrato e all'interno del substrato stesso si possono trovare terreni coevi di quelli della falda di ricoprimento che però di norma presentano facies diversa: questi ultimi si sono quindi formati in domini paleogeografici diversi da quelli del substrato e questo è uno degli elementi caratteristici che documentano l'origine alloctona della falda. La zona di provenienza della falda è detta radice ed è spesso caratterizzata da affioramenti di rocce in giacitura prossima alla verticale che si collegano direttamente con l'autoctono. Il fronte della falda è il luogo dei punti in cui si riscontra il massimo avanzamento; la parte superiore è detta dorso o carapace. Piegamenti minori che interessano il dorso (digitazioni) o il fronte (lobi) della falda possono dar luogo a ricoprimenti secondari, detti subfalde o falde secondarie, che complicano la struttura tettonica principale, ossia la falda primaria. Le falde di ricoprimento sono spesso discontinue (per erosione o per altre cause): le aree in cui affiora il substrato attraverso tali discontinuità sono chiamate finestre tettoniche. Quando le discontinuità sono molto estese, della falda rimangono solo zolle isolate dette lembi di ricoprimento; col termine Klippen si indicano eventuali lembi della regione frontale di una falda staccatisi e spostatisi in modo indipendente sul substrato. Le falde di ricoprimento possono presentare culminazioni o depressioni assiali allo stesso modo delle pieghe: nelle zone di culminazione, in conseguenza dei fenomeni erosivi, il substrato può affiorare attraverso una finestra tettonica, mentre i lembi di ricoprimento sono più diffusi nelle zone di depressione. Spesso diverse falde sono sovrapposte le une alle altre e quindi capita che il substrato di una falda non sia rappresentato da terreni autoctoni ma da un'altra falda. Se una falda ne sopravanza un'altra più antica il fenomeno è detto scavalcamento, mentre il ripiegamento di una falda più antica attorno alle più recenti è detto inviluppo. Quando i terreni implicati nei fenomeni di traslazione sono molto rigidi, alla base delle falde si formano brecce di frizione e miloniti; in alcuni casi la falda trascina lembi di terreni divelti dal substrato (scaglie, lame, trucioli). Lo stile tettonico a falde di ricoprimento è caratteristico delle catene geosinclinali: nelle Alpi, dove sono state per la prima volta riconosciute tali strutture, le falde di ricoprimento sono state raggruppate in grandiose unità strutturali (Alpi, Elvetidi, Pennidi e Austridi); fenomeni analoghi sono stati riscontrati successivamente nelle altre catene montuose recenti e anche nelle catene di formazione più antica (Scandinavia, Appalachi, ecc.). In base alla geometria delle strutture si distinguono: falde di primo genere, formate da grandi pieghe coricate con fianco inverso più o meno laminato (sono dette anche coltri autoctone perché in contatto con l'autoctono attraverso le radici); falde di secondo genere, in cui il fianco superiore diritto di un'anticlinale coricata scivola sul substrato con elisione del fianco inverso lungo un piano di faglia inversa debolmente inclinato. In base alle relazioni col substrato si distinguono le coltri di copertura, formate da terreni sedimentari in specie di tipo flysch e interessati da diverse diverticolazioni, dalle coltri di zoccolo, che riguardano elementi crustali più profondi e coinvolgono solitamente vaste aree. Le traslazioni orizzontali delle falde di ricoprimento possono raggiungere l'ordine di grandezza delle centinaia di chilometri: esistono termini di passaggio, in relazione all'entità del movimento, con semplici scorrimenti orizzontali o con pieghe coricate di ampiezza ridotta. Mentre questi ultimi implicano piccoli raccorciamenti crustali, le falde possono produrne di sensibili. Alcune strutture a falde di ricoprimento sono state spiegate infatti come conseguenze di movimenti tangenziali per compressione: una spinta da tergo, e cioè dalla zona di radice, quando la compressione interessi tutto lo spessore della crosta, può essere la causa del movimento della massa alloctona; tale interpretazione è stata in passato applicata a tutte le grandi falde. Per le falde di ricoprimento costituite da terreni molto plastici e di spessore esiguo rispetto alla grande estensione areale non è possibile invocare l'intervento di una spinta da tergo localizzata nella zona di radice, data l'impossibilità meccanica di trasmissione della spinta fino al fronte della falda. Si è per tali casi proposto che la messa in moto del processo di ricoprimento fosse da imputarsi alla forza di gravità: questa, esercitandosi in ogni punto della coltre, può dislocare tutta la massa, qualora essa si trovi su un pendio sufficientemente inclinato. In seguito a una deformazione del basamento che provochi la formazione di un pendio si può verificare la messa in moto della copertura (falda gravitativa), la quale si contrae in modo più accentuato del basamento; la falda gravitativa può lacerarsi durante la traslazione lasciando dietro di sé un'area in cui può affiorare il substrato (area di denudamento tettonico): essa costituisce la zona di provenienza o “patria” della falda gravitativa, in sostituzione del classico concetto di zona di radice, valido per le falde di compressione.