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faneràntropo

sm. [da fanero-+-antropo]. Termine introdotto dall'antropologo italiano S. Sergi per designare forme umane fossili, dette anche neantropi e Homo sapiens fossilis, nelle quali sono già riconoscibili caratteristiche strutturali tipiche dell'uomo attuale. I fanerantropi rappresenterebbero i primi stadi, paleontologicamente documentati, dell'evoluzione degli Ominidi in diretto rapporto con l'Homo sapiens moderno; si ritiene che ebbero diffusione durante un periodo corrispondente alla seconda espansione della glaciazione di Würm e identificabile, da un punto di vista culturale, col Paleolitico superiore. I resti di fanerantropi appaiono distribuiti su di una vasta area geografica che comprende l'Europa (tipi di Swascombe, Combe-Capelle, Fontéchevade, Grimaldi, Predmost, Cro-Magnon, ecc.), l'Africa (Olduvai) e l'Asia (Wadjak). Forme analoghe sembrano quelle identificate in Australia (Talgai) e nell'America Meridionale (Punin). Nonostante la classificazione di tutte queste forme in un unico gruppo, esse sono ben lontane dal manifestare omogeneità nelle loro caratteristiche morfologiche; accanto a caratteri, peraltro significativi, comuni (quali un'elevata capacità cranica e un armonico e ben modellato sviluppo della volta cranica) ne presentano altri che permettono di supporre un'elevata politipia e quindi la differenziazione, all'interno del gruppo, di vari tipi ben definiti.

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