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fantasìa

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Lessico

sf. [sec. XIII; dal greco phantasía, apparizione immaginazione].

1) Facoltà produttrice di immagini, siano esse soggettive od oggettive, adeguate alla realtà esterna o create secondo libere associazioni; facoltà immaginativa, inventiva: fantasia accesa, vivace; un ragazzo pieno di fantasia; sulle ali della fantasia, secondo il proprio fantasticare; fantasia creativa, quella degli artisti che creano immagini nuove trasfigurando liberamente la realtà; anche l'immagine, il prodotto di tale facoltà: le avvincenti fantasie dell'Ariosto.

2) Illusione, sogno, fantasticheria: perdersi dietro le proprie fantasie; cosa inventata, non reale: le notizie che ci ha riferito erano solo sue fantasie; racconto, romanzo di fantasia, che è frutto di invenzione, che non ha fondamento nella realtà, che è privo di legami con la storia.

3) Cosa bizzarra, stravagante, originale. In particolare: A) nel linguaggio della moda, di speciali filati generalmente ritorti a due o più capi, con effetti speciali a intervalli di bottoncini, nodi, anellini, ecc.; di capi di abbigliamento o accessori di gusto nuovo, di foggia insolita, a tinte vivaci: una fantasia in seta; stoffe di fantasia. Talvolta usato come agg.: una camicetta fantasia. B) Nella classificazione morfologico-decimale dei caratteri da stampa, tipo di carattere (anche agg., carattere fantasia), dal disegno molto libero, non riconducibile in alcun gruppo preciso (come i lineari, i contrastati, ecc.).C) In psicanalisi, fantasia inconscia, struttura sottostante a un contenuto manifesto, che si scopre attraverso l'analisi (vedi anchefantasma).

4) Capriccio, voglia improvvisa, bizzarria: non possiamo seguire tutte le tue fantasie; avere fantasia di qualche cosa, desiderarla.

5) Composizione strumentale dei sec. XVI e XVII.

6) In etnologia, usanza tipica delle genti arabo-berbere e di alcuni popoli dell'Africa orientale (per esempio, Somali) per celebrare un avvenimento o una ricorrenza tribali o familiari.

Filosofia

La filosofia antica e la Scolastica distinguevano le immagini soggettive e oggettive rispetto alla qualità ma non rispetto al valore: il problema era invece di giustificare il rapporto tra l'immagine e la realtà o di conoscere la legge della spontanea produzione d'immagini. Sul valore posero l'accento i logici di Port-Royal, che distinsero idee e finzioni, riconoscendo solo alle prime la capacità di pervenire al vero, inteso come rappresentazione della cosa stessa. Si formava così la distinzione tra immagine e fantasia: la prima come facoltà produttrice d'immagini adeguate alla realtà, la seconda come facoltà produttrice d'immagini dotate di una realtà tutta propria. A questo concetto di fantasia faranno riferimento i romantici, riconoscendole un più alto potere di espressione e di conoscenza (l'una e l'altra complete nell'attività creatrice). Scrive a questo proposito Novalis: “La fantasia è il senso meraviglioso che può sostituire per noi tutti i sensi. Se i sensi esterni sembra che sottostiano a leggi meccaniche, la fantasia evidentemente non è legata al presente né al contatto di stimoli anteriori”. § La moderna teoria pedagogica e didattica ha compiuto uno sforzo notevole in direzione di una rivalutazione dell'attività fantastica del discente. Tale rivalutazione è coerente con la riaffermata centralità dell'allievo e il riconoscimento della sua costituzionale spontaneità creativa.

Musica

Composizione strumentale (in particolare per liuto e, dalla seconda metà del Cinquecento, per strumenti a tastiera), di carattere contrappuntistico, ma di forma più libera e fantasiosa rispetto al contemporaneo ricercare, dal quale si differenziava anche per un più brillante impegno virtuosistico. Particolare sviluppo conobbe la fantasia in Inghilterra, dove fu ampiamente trattata dai virginalisti e fu utilizzata lungo tutto il Seicento anche per complessi (consorts) di viole. Nel Settecento il termine indicava generalmente brani di struttura libera, quasi registrazioni scritte di estemporanee esecuzioni: tipiche al riguardo la Fantasia cromatica di J. S. Bach, la Fantasia in re minore di W. A. Mozart e più tardi la Fantasia op. 77 di Beethoven, che definì “quasi una fantasia” le sonate op. 27, n. 1 e 2 (la seconda, celeberrima, è quella conosciuta con il titolo Chiaro di luna). Proprio per la mancanza di uno schema definito e per la sua capacità di aderire all'immediatezza dell'intuizione, la fantasia fu una forma prediletta dai compositori romantici; tra gli esempi più celebri sono da citare la Wanderer-Fantasie di Schubert, la Fantasia op. 17 di Schumann e le Fantasie op. 116 di Brahms. Larga fortuna ebbero nel repertorio ottocentesco anche le fantasie su temi d'opera, tra le quali emergono quelle di F. Liszt.

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