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ferroelettricità

sf. [ferro+elettricità]. Proprietà di alcuni materiali dielettrici, con costante dielettrica relativa molto elevata, naturali o artificiali, detti materiali ferroelettrici, le cui caratteristiche permettono di riscontrare profonde analogie con i materiali ferromagnetici. Questi materiali, per i quali la relazione tra induzione elettrica e intensità del campo elettrico inducente non è lineare, presentano in modo marcato il fenomeno dell'isteresi dielettrica, sostanzialmente un ritardo nella polarizzazione dielettrica rispetto al campo elettrico applicato. Di conseguenza, essi presentano una polarizzazione dielettrica residua, quando il campo elettrico si è annullato, ossia diventano analoghi elettrici dei magneti permanenti. Per annullare tale polarizzazione è necessario applicare un campo elettrico, il cui valore è detto campo coercitivo. L'analogia va più avanti giungendo a toccare la natura stessa del fenomeno: detti materiali sono naturalmente suddivisi in domini di Weiss, in ciascuno dei quali si hanno dipoli elettrici elementari paralleli e concordi (polarizzazione spontanea), con orientazione casuale rispetto ai domini adiacenti. Con il crescere della temperatura il fenomeno permane fino a che essa raggiunge un valore chiamato, per analogia con il corrispondente fenomeno che si ha nel ferromagnetismo, punto di Curie; al di là di questo valore il materiale perde gradualmente le proprietà ferroelettriche. I materiali ferroelettrici, fra i quali vi è il sale di Rochelle (naturale), il titanato di boro e le miscele costituenti gli elettreti (artificiali), sono anche piroelettrici e piezoelettrici. Vengono usati come dielettrici nei condensatori e, quelli con ciclo di isteresi rettangolare, in memorie di elaboratori elettronici; hanno trovato, inoltre, applicazione in particolari tipi di microfoni.