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fiammingo

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Lessico

Agg. e sm. (pl. m. -ghi) [sec. XIV; dall'ant. olandese flaming]. Della Fiandra e, per estensione, del Belgio settentrionale; arte fiamminga; lingua fiamminga; scuola fiamminga, in musica, vedi franco-fiamminga, scuola-. In particolare, artista, pittore della scuola fiamminga; anche quadro di scuola fiamminga: possiede una raccolta di fiamminghi.

Linguistica

Varietà dialettale della Fiandra Occidentale e Orientale (Bruges, Ypres, Gand), ma il termine viene anche comunemente usato in un'accezione più ampia che comprende altri dialetti quali il limburgheseoccidentale e il brabantino parlati in Belgio. Il fiammingo appartiene all'area dei dialetti basso-tedeschi che presentano, rispetto a quelli alto-tedeschi, caratteristiche inconfondibili e in primo luogo l'assenza della seconda rotazione consonantica. Abbastanza antica è la sua documentazione letteraria che risale al sec. XIII: sono di quest'epoca il celebre Van den Vos Reynaerde (La volpe Reynaerde), adattamento fiammingo dell'omonimo Roman de Renart francese, e i poemi didascalici di Jacob van Maerlant.

Letteratura

Le testimonianze letterarie in fiammingo, o più propriamente in lingua neerlandese, sono patrimonio comune sia della letteratura belga, sia di quella olandese. Mentre si rimanda alle voci dei due Paesi per un profilo cronologico degli autori e delle opere più significative, si esaminano qui le vicende culturali della letteratura delle province meridionali e settentrionali dei Paesi Bassi che è stata ed è strettamente condizionata dalla vita politica e, specie in passato, anche religiosa. Dal 1830 esiste un Regno dei Belgi con una sua letteratura, divisa nei due settori: vallone e fiammingo. In precedenza, nella stessa molteplice vicenda delle parti componenti i Paesi Bassi (Nederland, genericamente, con un termine che è rimasto allo Stato d'Olanda), si potevano individuare, come concomitanti e anche opposte, le province settentrionali (Regno d'Olanda come Noord-Nederland, o Paesi Bassi settentrionali) e le province meridionali (Zuid-Nederland, o Paesi Bassi meridionali, con la zona settentrionale delle Fiandre). Se per il periodo medievale alcune caratteristiche appaiono nella parte fiamminga antica della letteratura belga, solo esaminando la storia delle regioni di lingua neerlandese si colgono differenze sostanziali, sia nel modo di concepire la vita, sia nella sua rappresentazione poetica, filosofica e religiosa. Di solito, la distinzione di lingua e letteratura olandese (hollandish nel Regno d'Olanda) e di fiamminga (vlaamsch nel Belgio) giova a distinguere fra i moderni un atteggiamento letterario oltre che linguistico che sarebbe difficile riscontrare fuori dalle contese politiche e religiose. Nelle Fiandre (dalle quali si giunse al mare per intraprendere lotte commerciali e imprese oceaniche) comune era la cultura nel Medioevo. Le manifestazioni letterarie più celebri (sia nel campo della poesia cavalleresca sia in quello della pietà religiosa, sia in quello della trattatistica mistica) mostrano la persistenza di un carattere fiammingo, del resto sufficientemente palese dalle opere d'arte figurativa: per un ardore sensuale, un grande amore alla terra natia, una calda e mistica accettazione della vita. Se nel Medioevo, anche sotto l'influenza della Francia e poi del Ducato di Borgogna, le Fiandre ebbero vita autonoma e brillante nelle arti e nelle lettere, nei sec. XVII e XVIII la loro produzione letteraria si inaridì per la mancanza di una propria autonomia intellettuale e anche per l'emigrazione degli spiriti più liberi e più intraprendenti nelle province del Nord, scacciati anche dagli eserciti in guerra che attraversarono più volte quei territori sconvolgendo la già misera economia. Nella stasi economica fin dai secoli precedenti erano state rare le manifestazioni autonome degli Spagnoli dominatori, mentre l'influenza francese si fece sentire nelle classi colte, specialmente nelle province vallone, attraverso il pensiero illuminista: al popolo, in particolare contadini nelle campagne e operai nelle città, restò una letteratura edificante e semplice, ma scarsa di qualità letterarie; vivi restarono alcuni canti popolari, d'intonazione religiosa. Con la Rivoluzione francese si fecero sentire ancora più forti i legami intellettuali delle province vallone e delle stesse Fiandre in generale verso la Francia. Se l'annessione ai Paesi Bassi (1815) favorì ufficialmente la lingua fiamminga, o piuttosto neerlandese, la rivoluzione di Bruxelles nel 1830, col dare l'indipendenza ai Belgi e col fondare il loro regno, ne dichiarò l'ostracismo, considerandola un legame a un mondo combattuto per ragioni politiche e religiose. Una letteratura fiamminga con particolari caratteristiche si profila però nella stessa cultura belga e in quella olandese; si sviluppano motivi nazionalistici, dietro le premesse del Romanticismo, in favore di una letteratura popolare destinata a grandi masse, mentre con la metà del sec. XIX inizia un rinnovamento che nel primo decennio del sec. XX innalzerà il naturalismo sensuale e mistico dei Fiamminghi a una specie di cosmopolitismo, superiore anche alle vicende politiche che dividono ideologicamente nel Belgio Fiamminghi e Valloni. Il Nord calvinista e il Sud cattolico non sono però in contrasto come un tempo e le stesse Fiandre hanno subito influssi culturali molto complessi. In tal modo ancora si può parlare della persistenza di una letteratura fiamminga in Belgio e in Olanda nella comune tradizione culturale e nella rievocazione del passato.

Arte

Con termine di arte fiamminga si indica soprattutto la tradizione pittorica che si sviluppò nelle regioni meridionali dei Paesi Bassi dal sec. XV al sec. XVII. Si farà qui cenno alle comuni origini delle scuole e delle correnti, agli sviluppi che nacquero dalle medesime concezioni estetiche e dalle determinanti condizioni storiche, politiche e sociali, rinviando il lettore per le specifiche manifestazioni d'arte alle voci Belgio e Olanda. L'architettura fiamminga, profondamente influenzata dai modelli tedeschi e francesi e in seguito dal barocco italiano, rientra invece nelle accezioni europee dei vari stili (romanico, gotico, barocco), non presentando uno sviluppo di caratteristiche locali tali da costituire un'autonomia espressiva. Considerazioni simili sono valide anche per l'arte plastica (che tanta importanza ebbe sulla pittura del Quattrocento), derivata da modelli francesi e in parte renani, e caratterizzata dal gusto dell'abbondanza decorativa. L'arte fiamminga si sviluppò nell'ambito del gotico maturo, dalla cultura cortese definita franco-fiamminga, ricca di reciproche influenze, dovute all'emulazione delle corti e all'intenso scambio di artisti. Nelle Fiandre ebbe grande sviluppo una scuola miniaturistica che trovò la sua massima espressione alla corte di Borgogna, mentre il trasferimento della corte borgognona da Digione (vedi anche Scuola di Digione) a Bruges (vedi anche Scuola di Bruges) segnò l'avvio della vera e propria arte fiamminga . Il mecenatismo della corte, della nobiltà e del clero, le grandi commissioni di una borghesia ricca e colta, aperta agli scambi internazionali, formano il sostrato sociale da cui nacque la grande pittura fiamminga del Quattrocento, che trovò definizione attraverso l'opera di Robert Campin, di Jan van Eyck, di Rogier van der Weyden (gli ultimi due rispettivamente iniziatori delle scuole di Bruges e di Bruxelles), che fissarono tutta una serie di soluzioni formali rielaborate e sviluppate dai seguaci e in seguito sintetizzate dalla Scuola di Gand. I rapporti con l'arte italiana furono frequenti, sia mediati dai mercanti e dai banchieri che vivevano nelle Fiandre (gli Arnolfini, i Portinari), sia attraverso il viaggio in Italia, che divenne d'obbligo per gli artisti fin dall'inizi o del sec. XVI, alla ricerca di un rinnovamento attraverso il contatto con i “grandi maestri”, Raffaello e Michelangelo. Mutarono anche le condizioni economiche e sociali del Paese: le lotte religiose fra cattolici e “riformati” (che in nome dell'iconoclastia distrussero numerose opere d'arte) e la lotta politica con la Spagna mutarono radicalmente l'ambiente sociale. A Malines, capitale dal 1507 al 1530, la reggente Margherita d'Austria tenne una corte dove erano presenti artisti italiani che ne influenzarono guso e sensibilità. La vasta produzione incisoria diffuse rapidamente gli elementi figurativi della nuova cultura, arricchita dalle incisioni di Dürer, mentre Anversa divenne il nuovo centro ove si realizzò l'ultima elaborazione originale della tradizione quattrocentesca e più tardi il passaggio al manierismo. Intanto il gruppo dei “romanizzanti”, costituitosi a Roma nel 1572, tendeva alla realizzazione di una bellezza ideale e universale, in stretto contatto con Federico Zuccari. In questo contesto culturale spicca isolata la personalità di Pieter Bruegel, coscientemente legato alla tradizione, influenzato da Bosch, che interpretò in termini di deformante realismo la vita popolare, dando inizio al gusto del narrativo e del didascalico che, attraverso un'esigua schiera di seguaci, trovò la sua vera espressione nel secolo successivo, durante il quale dominò Rubens, la cui pittura, seppur ricca di alcune caratteristiche dell'arte fiamminga (quali, la concezione gioiosa e sfarzosa della vita, espressa nella sensualità barocca del colore memore della tradizione coloristica del Paese), le supera per diventare uno dei riferimenti fondamentali dell'arte europea fino a tutto il Settecento.

Altissimi risultati furono raggiunti nella lavorazione dell'avorio, dello smalto e del bronzo tra il sec. X e tutto il XIII nella regione mosana (tesoro della cattedrale di Liegi). Orafi abilissimi furono Godefroid de Huy (sec. XII), Nicolas de Verdun (sec. XII) , Hugo di Oignies (sec. XIII); nei sec. XIV e XV la città di Dinant fu fiorentissimo centro di lavorazione del rame. Splendido sviluppo ebbe la produzione di arazzi . Bellissimi infine i merletti a fuselli e ad ago prodotti, con grande varietà di punti, in molte città fiamminghe (famosa la trina di Bruxelles).

Bibliografia

Per la letteratura

G. Prampolini (antologia a cura di), La letteratura olandese e fiamminga, 1880-1924, con pref. di G. Prezzolini, Roma, 1927; Fr. Closset, La littérature flamande au MoyenAge, Bruxelles, 1946; J. C. Brandt Cortius, G. Van Wondenberg, La letteratura olandese, Milano, 1969.

Per la pittura

J. Lassaigne, La peinture flamande. Le siècle de Van Eyck, Ginevra, 1957; J. Lassaigne-R. L. Delevoy, La peinture flamande de J. Bosch à Rubens, Ginevra, 1958; L. van Puyvelde, La peinture flamande au siècle de Bosch et Brueghel, Parigi, 1962; S. Danesi Squarzina, Studi sul Seicento fiammingo e olandese, Roma, 1990.

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