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filare (verbo)

v. tr. e intr. [sec. XIV; latino filāre, ridurre in fili].

1) Tr., ridurre le fibre tessili in fili: filare cotone, canapa, lana; passava la giornata a filare sulla porta; fig.: il tempo che Berta filava, il tempo passato.

2) Ridurre una sostanza, per lo più mediante fusione, a uno stato filamentoso: filare un metallo; filare lo zucchero.

3) Far uscire qualche cosa lentamente e regolarmente, senza interruzione: “filando per tutto sangue” (D. Bartoli); in marina: filare un cavo, una catena, lasciarli scorrere tenendone però sempre il controllo; nella pesca, lasciar srotolare la lenza dal mulinello; nel canottaggio: filare i remi, smettere di vogare lasciando le pale dei remi posate sull'acqua e accostate allo scafo. Fig.: filare in perfetto amore, amarsi in perfetto accordo; usato anche assoluto: filavano ormai da un anno. Familiare, dar retta, prestare ascolto, tenere in considerazione (per lo più in espressioni negative): ormai non lo fila più nessuno.

4) Intr. (aus. avere), assumere la forma di un filo, produrre fili: è il periodo in cui il baco fila; questo formaggio quando è riscaldato fila.

5) Intr. (aus. essere), mantenere un'andatura veloce; procedere in modo spedito: le automobili filavano a una velocità pazzesca; filarsela, scappare, squagliarsela; fila via!, vattene!; anche fig.: ora dovrai filare, dovrai rigar dritto; il discorso non fila, non scorre logicamente.

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