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filariòsi

sf. [sec. XIX; da filaria+-osi]. Termine usato per indicare un gruppo di malattie tropicali, dovute a diverse specie di filarie, che provocano flogosi e ostruzioni dei vasi linfatici e producono sostanze tossiche causando notevoli reazioni organiche generali. La forma più importante di filariosi è quella determinata da Wuchereria bancrofti le cui larve (microfilarie) sono presenti nel sangue; tramite zanzare esse vengono trasmesse dal soggetto malato al soggetto sano; le filarie adulte si localizzano nelle linfoghiandole e nei vasi linfatici. I quadri clinici legati a questa forma possono riguardare l'apparato urinario (chiluria, linfuria ed ematuria con urina lattiginosa o rosea contenente microfilarie; talora l'urina coagula in vescica e si ha stranguria con dolori e febbre) e quello linfatico (linfangite con brividi, febbre, chiazze rosse sinuose dolenti, eritemi, elefantiasi); si formano gravi tumefazioni degli arti inferiori e degli organi genitali esterni (elefantiasi, chilocele, linfocele, ecc.). La diagnosi si formula in base al reperto di microfilarie nel sangue e nelle urine prelevati nelle ore notturne. Il farmaco d'elezione è la dietilcarbamazina per via orale. La cura dell'elefantiasi richiede l'intervento chirurgico. La profilassi viene effettuata mediante somministrazione settimanale di dietilcarbamazina. Altre forme di filariosi sono quelle dovute a Loa loa e Onchocerca volvulus. § Forme di filariosi si manifestano anche tra gli animali; tra esse le più frequenti sono la filariosi emorragica (muli e cavalli), la filariosi cardio-polmonare (cani e gatti) e la filariosi dei tendini e dei legamenti (cavalli).

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